Tutti conoscono San Gimignano soprattutto per le sue torri, ma nello splendido borgo medievale della Val d’Elsa, sito UNESCO dal 1990, ci sono anche gioielli nascosti, finora passati inosservati perché non fruibili. Uno di questi è il complesso di San Domenico, che occupa una porzione consistente del versante occidentale della città murata. Con i suoi 13.000 metri quadrati, rappresenta circa il dieci per cento dell’edificato interno alle mura. Dopo quasi trent’anni di chiusura, anche questo tesoro viene ora recuperato e restituito alla collettività. Il progetto, suggestivamente denominato “Ex⁎Celle San Gimignano”, accompagnerà dunque la rinascita dell’ex convento ed ex carcere, destinato a sede museale, con un investimento di 25 milioni di euro. La riapertura è prevista per la primavera 2027.

Il video: ExCelle San Gimignano, la rinascita del convento di San Domenico

Il video mostra il cantiere aperto del convento di San Domenico a San Gimignano (Siena)

Dalle frequentazioni etrusche al convento trecentesco

Il colle su cui sorge il complesso San Domenico fu frequentato sin dall’epoca etrusca, uno tra i tanti insediamenti d’altura della Val d’Elsa. Nel Medioevo San Gimignano, tappa lungo la via Francigena, fu fortificato e dentro la cinta cittadina trovarono posto i principali edifici religiosi, tra cui la Collegiata (o duomo) e la chiesa di Santo Stefano in Canova, che dopo il 1353, con l’ingresso della città nell’orbita fiorentina, fu destinata ai Domenicani e inglobata nel nascente convento. Organizzato attorno a un ampio chiostro quadrangolare, il complesso di San Domenico presentava diversi ambienti: dormitorio ai piani superiori, refettorio, ambienti capitolari, cucine e spazi di servizio, con murature realizzate in pietra locale e laterizio. Gli spazi principali erano decorati con bellissimi affreschi di scuola senese e fiorentina, di cui ancora oggi sopravvivono numerosi lacerti.

Vista panoramica di un'area di costruzione con edifici in stile medievale e torri, circondati da colline e vegetazione.
Foto: Opera Laboratori

Dal convento al carcere: trasformazioni ottocentesche

Vista la costante diminuzione del numero di frati, nel 1787 il vescovo di Colle d’Elsa decise la soppressione del convento, che dopo un lungo periodo di inutilizzo nel 1833 fu adattato a struttura carceraria, funzione che mantenne fino al 1995. Oggi, finalmente, il complesso è tornato al centro dell’attenzione grazie a un ampio progetto di riqualificazione.

Il cantiere: rilievi, materiali e ipogei

Due restauratori osservano un affresco sul soffitto, indossando giubbotti ad alta visibilità.
Foto: Opera Laboratori

Il progetto di recupero si fonda su una campagna di rilievo integrato con laser scanner e mappature del degrado, utile a distinguere le fasi costruttive e a calibrare gli interventi conservativi. Le scelte materiche privilegiano calci naturali, cocciopesto, quercia, resine a basso impatto e acciaio corten, in modo da garantire compatibilità e riconoscibilità del nuovo rispetto all’antico.

Lavoratore con casco giallo e giubbotto riflettente, osserva un muro all'interno di un ambiente scuro.
Foto: Opera Laboratori

Particolare attenzione riguarda gli ambienti ipogei, destinati a installazioni digitali temporanee. Qui le soluzioni tecniche affrontano il controllo dell’umidità di risalita, la ventilazione e l’inserimento di impianti reversibili. Nei chiostri si prevede il recupero delle quote storiche e delle pavimentazioni coerenti con la tradizione costruttiva locale. Le ex celle saranno adattate all’ospitalità preservando volumetrie, rapporti finestrati e scansioni distributive originarie.

Interno di una cantina con archi in pietra e pareti in pietra grezza.
Foto: Opera Laboratori

Nuovi spazi culturali nel centro storico

Il complesso accoglierà spazi museali, aree espositive, ambienti per convegni ed eventi, oltre a percorsi panoramici affacciati sulla Val d’Elsa. L’ex cortile carcerario diventerà arena per manifestazioni all’aperto con capienza fino a duemila persone, mediante strutture leggere e rimovibili. Sono previste anche botteghe artigiane, libreria e ambienti dedicati alla filiera agroalimentare locale.

Insegne informative per i lavori di recupero di San Domenico a San Gimignano, con un cartello che elenca i dettagli del progetto e due operai che stanno lavorando.
Foto: Opera Laboratori

Il nome Ex⁎Celle, scelto per il progetto, non è affatto causale perchè sintetizza perfettamente la storia del luogo: ex convento ed ex carcere, le cui celle ora verranno trasformate in spazi di accoglienza e cultura.

«ExCelle – spiega Andrea Marrucci, sindaco di San Gimignano – è un progetto di grande importanza per la nostra comunità, ma direi per tutta la Val d’Elsa e per la Toscana. Dopo decenni di chiusura, il Complesso di San Domenico torna ad aprirsi a cittadini e visitatori: non recuperiamo solo un edificio, ma restituiamo alla città una parte fondamentale della sua anima. È un progetto culturale, urbanistico e sociale insieme, realizzato con la Regione Toscana e valorizzato dal partenariato pubblico-privato grazie all’investimento di Opera Laboratori. Da luogo chiuso ExCelle diventerà spazio aperto di incontro, memoria e socialità affacciato sulle torri simbolo della città e sulla Val d’Elsa».

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