Elmi e lingotti, tra i tesori dal mare di Gela anche l'”Oro di Atlantide”

Presentati al Museo di Gela i reperti subacquei recuperati dalla Soprintendenza del Mare. Esposti anche i lingotti di Oricalco, il mitico “Oro di Atlantide”
FOTO ©Soprintendenza del Mare

GELA (CL) – Due elmi corinzi e una serie di lingotti di  “oricalco”,   definito anche l’Oro di Atlantide perché composto di una lega di rame e zinco simile al nostro ottone e considerato, nell’antichità,  al terzo posto per valore commerciale dopo l’oro e l’argento. Sono questi alcuni dei più importanti tesori presentati ieri al Museo archeologico regionale di Gela (Cl),  recuperati dalla Soprintendenza del Mare nel corso delle campagne di indagine che hanno interessato, negli ultimi anni, le acque davanti alla cittadina della provincia di Caltanissetta. Gli interventi sono stati effettuati  in collaborazione con la Guardia di Finanza ROAN di Palermo, la Capitaneria di Porto di Gela e il subacqueo gelese Francesco Cassarino.

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FOTO ©Soprintendenza del Mare

REPERTI UNICI E RARI – I lingotti facevano parte di un prezioso carico trasportato da un’antica nave naufragata a qualche centinaio di metri dalla costa gelese, ad una profondità di circa cinque metri.  La scoperta dei lingotti di oricalco è tra le più importanti di questi ultimi anni sia perché costituisce un unicum come ritrovamento, sia perché i reperti  finora conosciuti forgiati con questa lega di rame e zinco sono molto rari. I due elmi corinzi provengono invece dai fondali di contrada Bulala: molto simili tra di loro, presentano un’ampia calotta con paranaso rettangolare allungato e due ampie paragnatidi. Una fila di piccoli fori presenti lungo tutto il bordo serviva per il fissaggio di fodere in cuoio all’interno. Gli elmi  sono inquadrabili nella tipologia diffusa in Grecia tra il 650 e il 450 a.C.

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I lingotti di oricalco. FOTO ©Soprintendenza del Mare

Fra i reperti più significativi c’è anche una coppa  exaleiptron (cothon) di importazione corinzia con decorazione geometrica databile dalla seconda metà alla fine del VI secolo a.C. (questo tipo di recipienti era destinato a contenere liquidi profumati per uso sia personale che rituale), una macina in pietra lavica con inserto in legno e un’ancora in piombo e legno. Tutti i ritrovamenti, il cui restauro è stato effettuato grazie al supporto del Club per l’Unesco di Gela, saranno esposti in mostra presso lo stesso Museo di Gela Ennio Turco.

 

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