SCOPERTE / Roma, torna alla luce l’ara della giovanissima Valeria

Nel corso di lavori di risanamento idrico in corso in via Luigi Tosti a Roma è tornato alla luce un edificio funerario che faceva parte della necropoli della via Latina, databile al II secolo d.C. Tra i ritrovamenti un piccolo colombario con un’ara funeraria dedicata alla giovanissima Valeria, morta a 13 anni, e frammenti di sarcofago in marmo bianco decorato a bassorilievo con una scena di caccia.

di Redazione (foto: ©Soprintendenza Speciale di Roma/Fabio Caricchia )

Il frammento di sarcofago durante il ritrovamento (foto: ©Soprintendenza Speciale di Roma/Fabio Caricchia )

Ennesima scoperta di grande interesse a Roma. Le indagini archeologiche in corso a via Luigi Tosti hanno portato alla luce un nuovo edificio funerario con preziosi frammenti di un sarcofago di marmo decorato e un’ara dedicata a una giovanissima donna, Valeria. I rinvenimenti sono avvenuti nel corso dei lavori propedeutici alla bonifica idrica della strada, svolta da Acea Ato2, scavi curati dalla Soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro con la direzione scientifica di Angelina De Laurenzi e condotti da Archeo di Fabio Turchetta.
Le nuove scoperte hanno rivelato un edificio funerario che faceva parte della grande necropoli della antica via Latina, con olle -urne cinerarie murate nelle pareti-, sepolture a inumazione e resti in marmo di notevole interesse. I materiali rinvenuti sono ancora in corso di studio, ma da una valutazione preliminare è possibile datare i ritrovamenti al II secolo dopo Cristo.

L’ara della giovanissima Valeria (foto: ©Soprintendenza Speciale di Roma/Fabio Caricchia )


A due metri al di sotto dell’attuale piano stradale è emersa un’ara funeraria in marmo bianco perfettamente conservata, su cui si legge una epigrafe dedicata a una ragazza: «Valeria P F Laeta vixit annis XIII m VII». La scritta, in capitale latina, da uno studio preliminare potrebbe essere sciolta e tradotta in «Valeria Laeta figlia di P[ublio] visse 13 anni e 7 mesi».

Particolarmente suggestiva anche la scoperta di alcuni frammenti di un sarcofago a lenòs – vale a dire a vasca con gli angoli stondati – in marmo bianco. Uno dei pezzi presenta una decorazione a bassorilievo di pregevole fattura, con una scena di caccia: una leonessa sovrastata a sinistra dal cavallo del cacciatore (di cui si conservano esclusivamente le zampe anteriori), viene braccata sulla destra da un mastino.

Gli archeologi al lavoro mentre estraggono i frammenti appena ritrovati (foto: ©Soprintendenza Speciale di Roma/Fabio Caricchia )


Il colombario di piccole dimensioni, 4 metri per 3, probabilmente ipogeo, era realizzato nel banco naturale di tufo e costituito da possenti murature in opera cementizia di 80 centimetri ricoperte da un paramento in mattoni, opus latericium, di ottima fattura. Le pareti erano rivestite di intonaco dipinto di giallo e rosso, a emulare delle lastre marmoree.
L’edificio è stato rinvenuto in crollo e fortemente danneggiato, tanto che non si può escludere possa essere stata demolito meccanicamente durante l’urbanizzazione del quartiere, avvenuta negli anni Trenta del Novecento.

Gli archeologi esaminano i frammenti (foto: ©Soprintendenza Speciale di Roma/Fabio Caricchia )

Fonte: Soprintendenza Speciale di Roma

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