ARCHEONEWS / Presentata la Carta del Potenziale Archeologico della provincia di Monza e Brianza

La provincia di Monza e Brianza ha la propria carta del potenziale archeologico. Digitale e interattiva, serve ad indicare preventivamente se, in una determinata area, c’è la possibilità che esistano depositi di interesse archeologico, risultando in particolare di utilità a quegli enti che progettano opere con scavi. L’iniziativa è frutto della collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese e BrianzAcque.

La provincia di Monza e Brianza ha la propria carta del potenziale archeologico. Digitale e interattiva, serve ad indicare preventivamente se, in una determinata area, c’è la possibilità che esistano depositi di interesse archeologico, risultando in particolare di utilità a quegli enti che progettano opere con scavi. Lo strumento, tra i primi in Italia ad essere realizzato su un’area così vasta, è frutto di una convenzione unica nel suo genere, siglata nel 2019 tra BrianzAcque, gestore unico del Servizio Unico Integrato di Monza e Brianza con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese. La volontà congiunta è stata quella di invertire la prospettiva diffusa che vede la tutela archeologica come un’interferenza per chi si occupa di opere pubbliche e per trasformarla in un’occasione volta allo sviluppo infrastrutturale sostenibile e alla valorizzazione del territorio.

La Carta del Potenziale Archeologico è stata presentata nei giorni scorsi nella sede della Provincia di Monza e Brianza ai Sindaci, alla stampa e ai rappresentanti degli uffici tecnici provinciali, comunali e dei professionisti che operano nel comparto dell’archeologia.

Da qui in avanti, per la programmazione di lavori di reti e servizi idrici BrianzAcque disporrà della nuova “mappa interattiva” con indicazioni del grado di potenziale archeologico di ogni singola area (nullo, improbabile, basso, indiziato da ritrovamenti materiali localizzati, certo). Di conseguenza, l’ente gestore del SII, potrà contare su uno strumento in grado di orientare la progettazione di nuovi interventi nell’ambito di competenza in modo da preservare la zone che più verosimilmente conservano depositi di interesse archeologico o di tracce stratificate del passato senza il rischio di ritrovamenti imprevisti, che possono interferire con le attività di cantiere e rallentare i tempi con conseguente aumento dei costi. Grazie a quanto stabilito nella convenzione, finanziata da BrianzAcque per un importo di 100 mila euro, l’accesso al portale è consentito anche ad altri enti territoriali pubblici quali Regione Lombardia, Provincia, Comuni.

Vimercate, Via Vittorio Emanuele II. L’imprevisto archeologico prevedibile. Sotto i piani pavimentali di un demolito edificio del centro storico riemergono i muri di un atelier di lavorazione del metallo di età post-medievale che, a loro volta, coprivano resti di età romana. Il centro storico di Vimercate è noto per rinvenimenti analoghi, effettuati anche in stretta prossimità con l’area di cantiere. La mancata previsione della necessità di scavi archeologici ha comportato un notevole aumento dei costi di realizzazione. Archivio fotografico Soprintendenza Archeologia della Lombardia.

Uno strumento di tutela del patrimonio culturale

“Questo documento – ha affermato Enrico Boerci, Presidente e Ad di BrianzAcque- è un esempio di gestione responsabile e sostenibile degli investimenti – ha affermato Enrico Boerci, Presidente e AD di BrianzAcque- Anche in questo caso, un obbligo posto da una norma positiva è stato visto e interpretato come un’opportunità di sviluppo per il territorio brianzolo anziché come mero adempimento amministrativo e tecnico richiesto dal Codice degli Appalti. Ne è nato uno strumento informatizzato che semplifica di molto il processo progettuale, ne riduce i tempi e la possibilità di incappare in depositi archeologici nel corso dell’esecuzione dei lavori. Lo abbiamo pensato per noi e per la Soprintendenza, ma ci fa piacere condividerne la consultazione con altri enti pubblici con funzioni di indirizzo nel governo del territorio, con l’ambizione che possa diventare una case history per altri contesti nel panorama nazionale”.

Per la Soprintendenza la Carta del Potenziale archeologico è un importante strumento per consentire una migliore tutela del patrimonio culturale coniugandola con le complesse esigenze infrastrutturali che un territorio ad alta densità abitativa come quello della Provincia di Monza e della Brianza necessita. Una progettazione consapevole del potenziale archeologico del territorio consentirà scelte di ubicazione delle opere e di programmazione dei lavori meglio ponderate evitando imprevisti e rallentamenti.

Monza, Via Parini. L’imprevisto archeologico prevedibile. La posa delle condutture del teleriscaldamento si scontra con i resti delle mura viscontee della città il cui tracciato è noto dalla cartografia storica. Archivio fotografico Soprintendenza Archeologia della Lombardia.

Provincia tra le più urbanizzate e popolose d’Italia, sempre interessata da complessi progetti di infrastrutturazione, Monza e Brianza è anche terra di grande interesse archeologico con un patrimonio ricco, testimone delle storie che vi si sono svolte fin dalla preistoria e di cui l’archeologia consente di individuare e indagare i segni superstiti impressi nel terreno.

Le ricerche, condotte nei 55 comuni della Brianza per un’estensione di 405,4 kmq. hanno confermato la presenza di centri ad alto potenziale archeologico, come ad esempio Monza e Vimercate e mostrato come aree che presentano la possibilità di rinvenire depositi archeologici siano presenti a macchia di leopardo in tutto il territorio provinciale. Allo stesso tempo è stato possibile indicare “zone” in cui il rischio di intercettare resti archeologici è minore.

Il lavoro lungo e complesso di redazione dello strumento, che ha richiesto l’apporto di un team di archeologi, geologi, geoarcheologi e informatici è il risultato dell’esame incrociato di diversi livelli di informazioni. Oltre alla cartografia archeologica elaborata dalla Soprintendenza, alla bibliografia archeologica e storica, sono stati presi in considerazione i catasti storici, i dati geologici ricavabili dalle mappe geologiche regionali, i carotaggi effettuati da BrianzAcque e le informazioni derivanti dalle interpretazioni di riprese aeree e satellitari. Né poteva mancare una ricognizione dei reperti conservati presso la Soprintendenza e nei musei del territorio per meglio verificare l’inquadramento cronologico dei diversi siti.

La carta, resa disponile in questi giorni (ma solo agli addetti ai lavori) trova pochi confronti a livello nazionale per ampiezza del territorio considerato contemporaneamente e sarà soggetta nel tempo a periodici aggiornamenti.

Fonte: BrianzAcque / SABAP CO LC MB PV SO VA

©STORIE & ARCHEOSTORIE. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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