ARCHEOZOOLOGIA/ Pompei, al via il restauro del cavallo ritrovato nel 1938 [FOTO / VIDEO]

Iniziati i restauri, grazie alle nuove tecnologie, dello scheletro del cavallo rinvenuto a Pompei da Amedeo Maiuri nel 1938 durante lo scavo di una stalla a sud di via dell’Abbondanza. Previsto, al termine, un nuovo allestimento in situ e la realizzazione di un modello 3d per ipovedenti che racconterà in braille la storia del reperto.

di Redazione (Foto: ©Parco Archeologico di Pompei – RIPRODUZIONE RISERVATA)

Lo scheletro di un cavallo, rinvenuto nel 1938 in un ambiente della antica città di Pompei, sarà finalmente restaurato e valorizzato: dopo il consolidamento, grazie al rilievo laser scanner dei resti sarà realizzato anche un modello in 3d per ipovedenti, in vista di un nuovo allestimento in situ accessibile e inclusivo. Lo scheletro dell’animale, un cavallo alto 1,34 m al garrese, utilizzato per il trasporto delle merci per il traino, venne rinvenuto da Amedeo Maiuri nel 1938 durante lo scavo in un’area a sud di via dell’Abbondanza. In quella che fu identificata come una stalla, emerse dapprima una struttura quadrata in muratura, probabilmente una mangiatoia e poco più in là, dal lapillo, il cranio, poi il collo e parte della colonna vertebrale dell’equide e più in basso il resto del corpo, oltre ad altri resti organici (paglia).

Il cavallo come si presentava nel 1941-42 (Foto: ©Parco Archeologico di Pompei – RIPRODUZIONE RISERVATA)

Il Maiuri lasciò i reperti sul posto – secondo la pratica della musealizzazione diffusa, sperimentata nei decenni precedenti anche dal soprintendente Vittorio Spinazzola – rimettendo in piedi il cavallo su una struttura in metallo, coperto da una tettoia. Con il passare dei decenni però, il cavallo è stato in parte abbandonato e soggetto a un progressivo degrado. L’armatura metallica fini per danneggiare lo scheletro anche con fenomeni di ossidazione che hanno intaccato il colore delle ossa. Da qui l’esigenza di un restauro completo, accompagnato dal progetto di un nuovo allestimento che permetta ora di valorizzarlo come merita.

La metodologia di lavoro prevede vari step successivi. Dapprima, tramite laser scanner dello scheletro, è stato realizzato il rilievo che permetterà di realizzare un modello 3d del reperto. In seguito, le varie parti saranno smontate e sottoposte a un processo di restauro, pulizia e consolidamento in laboratorio. Gli esperti valuteranno quali parti mancanti sarà opportuno ristampare mediante una scansione 3d. 

L’intero scheletro, infine, sarà rimontato in una posizione scientificamente più corretta, con una struttura e con materiali nuovi, adatti al microclima e dunque in grado di assicurare le necessarie condizioni di tutela dei resti.

Lo scheletro sottoposto a laser scanner (Foto: ©Parco Archeologico di Pompei – RIPRODUZIONE RISERVATA)

Sarà inoltre predisposto un modellino tattile in 3d per gli ipovedenti che permetterà di cogliere la differenza tra le parti effettivamente conservate e quelle ricostruite; una spiegazione in braille illustrerà poi la storia del cavallo, dal suo ritrovamento al restauro odierno.

Il cavallo in laboratorio (Foto: ©Parco Archeologico di Pompei – RIPRODUZIONE RISERVATA)

“Si tratta – sottolinea il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – di un intervento multidisciplinare, che vede all’opera i restauratori in primis e gli archeologi, costantemente affiancati in ogni fase degli interventi da un archeozoologo al fine di condurre un adeguato studio scientifico del cavallo, non affrontato all’epoca del Maiuri, che sarà in grado di fornire ulteriori e importanti informazioni sul tipo di animali che venivano utilizzati a Pompei e sulle loro caratteristiche.  Il progetto di valorizzazione del reperto nel suo nuovo allestimento lo renderà, inoltre, fruibile a tutti i visitatori, nell’ottica della massima accessibilità e inclusività, anche relativamente alla conoscenza delle attività di restauro del Parco”.

Fonte: Parco Archeologico Pompei

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