ARCHEOLOGIA / Pompei, al via il restauro della piroga di Longola

Il prezioso reperto, risalente all’età del Bronzo, sarà poi esposto presso le Sale Stuccate del Piano Nobile della Reggia di Portici. L’insediamento, secondo gli studiosi, venne abbandonato a causa di un’alluvione avvenuta all’inizio del VI secolo a.C.: proprio da questa migrazione, unita a quella degli abitanti della valle superiore del Sarno, potrebbero essere nate le città di Pompei e Nuceria.

di Redazione

Sono partite l’8 marzo le attività di restauro della piroga di Longola, villaggio protostorico perifluviale nel comune di Poggiomarino, nell’ambito di un accordo tra il Parco Archeologico di Pompei, il Centro MUSA (Musei delle Scienze Agrarie) e il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, finalizzato al progetto di valorizzazione e conservazione dei reperti lignei e della piroga provenienti dal sito di Longola. L’accordo prevede anche l’allestimento museografico dei reperti del sito presso le Sale Stuccate del Piano Nobile della Reggia di Portici, in corso di restauro architettonico e destinate all’allestimento degli spazi espositivi definitivi del MUSA.

Un sito di grande importanza

Ricostruzione di una delle capanne di Longola (foto: Wikimedia Commons)

L’area archeologica di Longola si trova a Poggiomarino, nella valle del Sarno, ad est del Vesuvio. Gli scavi, condotti dal 2001 a seguito del rinvenimento fortuito, in diverse discariche del territorio, di terreni di scarto ricchi di resti ceramici, faunistici e lignei di epoca protostorica, hanno messo alla luce un villaggio dell’età del Bronzo, costruito su degli isolotti artificiali affiancati da canali navigabili in un’area paludosa. L’ambiente anaerobico ha permesso agli archeologi di ritrovare l’intera struttura degli isolotti e alcune piroghe in legno in un ottimo stato di conservazione. Tra queste figura anche la piroga di Longola, reperto che insieme agli altri oggetti lignei recuperati dal sito costituisce un eccezionale documento per le indagini dendrocronologiche, archeobotaniche e archeozoologiche, utili a ricostruire il contesto ambientale dell’età del Bronzo. Queste ultime hanno stabilito che la zona era, all’epoca, caratterizzata dalla presenza di boschi di querce e di abbondante fauna selvatica (cinghiali, orsi, caprioli, cervi). Il tipo di insediamento dimostra che gli abitanti del luogo avevano una buona conoscenza di ingegneria idraulica e dei materiali da costruzione: la superficie degli isolotti era infatti stata bonificata e rialzata varie volte durante il corso dei secoli utilizzando tecniche diverse. Il rinvenimento di numerosi oggetti semilavorati di uso comune e i relativi scarti di lavorazione quali bronzo, ferro, ambra e pasta vitrea, conferma inoltre l’abilità nella lavorazione di tali materiali e lo scambio di beni di prestigio. L’insediamento, secondo gli studiosi, venne abbandonato a causa di un’alluvione avvenuta all’inizio del VI secolo a.C.: proprio da questa migrazione, unita a quella degli abitanti della valle superiore del Sarno, potrebbero essere nate le città di Pompei e Nuceria.

La Piroga in fase di scavo (foto: Parco Archeologico di Pompei)

Una nuova esposizione

Il complesso lavoro di restauro della pirogaa cura di restauratori specializzati nel restauro del legno, durerà circa un anno. Lo straordinario reperto diventerà poi il fulcro di una esposizione scientifico-didattica – con una sala dedicata specificamente all’archeobotanica – che racconterà al pubblico il sito di Longola, le sue peculiarità e la sua storia.

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