ARCHEOLOGIA / I volti antichi del Fayyum: ritrovati in Egitto altri straordinari ritratti di epoca tolemaica e romana

A Darb Gerze, nel Fayyum (Egitto) gli archeologi hanno riportato alla luce un grande edificio funerario di epoca tolemaica e romana; al suo interno numerosi sarcofagi decorati con i ritratti dei defunti: una scoperta che non si verificava da oltre un secolo. Rinvenuti anche una statue di Iside e diversi testi scritti su papiro in caratteri demotici e greci, testimonianza del dialogo culturale tra egizi e greci tra il III secolo a.C. e la fine del III d.C.

Veduta del sito di Darb Gerze (©Ministero del Turismo e dell’Antichità dell’Egitto)

Sono passati più di cent’anni da quando l’inglese Flinders Petrie scoprì ad Hawara, nella regione del Fayyum in Egitto, una grande necropoli di età romana e riportò alla luce i primi, straordinari ritratti dei suoi abitanti. Volti di uomini, donne, anziani e fanciulli vissuti tra la fine del I secolo a.C. e la metà del III secolo d.C. raffigurati con vivido realismo e tecnica sopraffina per lo più su tavole di legno poi collocate sui loro sarcofagi, a renderne immortali le fattezze. Attualmente i ritratti conosciuti del Fayyum sono oltre 600, ai quali si aggiungono ora quelli rinvenuti in un imponente edificio funerario di epoca tolemaica e romana appena scoperto nei pressi di Darb Gerze, l’antica Filadelfia fondata intorno alla metà del III secolo a.C. e oggi in pieno deserto.

Uno dei sarcofagi ritrovati (©Ministero del Turismo e dell’Antichità dell’Egitto)

Ritratti, ma non solo

La notizia del ritrovamento è stata data in un comunicato diffuso dal Ministero delle Antichità e del Turismo dell’Egitto. Il segretario generale del Consiglio supremo delle antichità, Mostafa Waziri, ha spiegato che quanto scoperto nel sito illustra bene i diversi livelli qualitativi del processo di imbalsamazione durante l’epoca tolemaica e romana, che variava in base allo status economico e sociale del defunto: un vero e proprio “catalogo” che spazia dalle sepolture più complesse, in cui il processo di imbalsamazione appare eseguito con grande perizia e attenzione, a quelle più semplici e rudimentali. Tra i reperti più interessanti, ha aggiunto Waziri, figurano anche una rara statua in terracotta della dea Iside-Afrodite, rinvenuta all’interno di uno dei sarcofagi, e diversi testi scritti su papiro in caratteri demotici e greci, che forniranno preziosi dettagli sul contesto sociale, economico e religioso del periodo.

Uno dei ritratti di Darb Gerze, nel Fayyum (©Ministero del Turismo e dell’Antichità dell’Egitto)
L’interno dell’edificio funerario (©Ministero del Turismo e dell’Antichità dell’Egitto)

Il capo del Dipartimento centrale delle antichità egizie nell’Egitto centrale, Adel Okasha, ha illustrato le caratteristiche dell’edificio scoperto, “una costruzione di grandi dimensioni realizzata nello stile delle case funerarie, con un pavimento in malta di calce colorata decorato con piastrelle intercambiabili; l’edificio è preceduto dal lato meridionale da una colonnato e immette in una strada indipendente”. Nel sottolineare la quantità e la diversità dei manufatti rinvenuti dalla missione egiziana, Okasha ha evidenziato la straordinaria importanza dei ritratti, tra le scoperte archeologiche più importanti in assoluto delle recenti campagne di scavo: gli ultimi ritrovamenti di questo genere risalgono infatti al biennio 1910-1911, ai tempi delle indagini di Flinders Petrie.

Il sito custodiva numerosi sarcofagi (©Ministero del Turismo e dell’Antichità dell’Egitto)

Gli scavi a Darb Gerze sono iniziati, come ha ricordato il capo della missione archeologica Basem Jihad, nel 2016 e hanno riportato alla luce finora un gran numero di reperti e diverse tombe monumentali afferenti al villaggio. Chiamato dagli antichi greci Filadelfia, venne fondato nel III secolo a.C. da Tolomeo II Filadelfo in occasione delle grandi bonifiche effettuate nella regione del Fayyum con l’obiettivo di garantire le necessarie fonti di sostentamento per il regno. Il villaggio era frequentato da comunità sia egizie che greche, la cui coesistenza si riflette nella produzione culturale e artistica del sito, definitivamente abbandonato nel IV secolo d.C. I ritrovamenti costituiscono la testimonianza dello sviluppo dell’architettura tra il III secolo a.C. e la fine del III d.C. e confermano i contatti e il dialogo tra le due culture.

Fonte: ©Ministero del Turismo e dell’Antichità dell’Egitto

©STORIE & ARCHEOSTORIE. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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