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La necropoli di Cabras ha restituito tre modelli di nuraghi che mostrano com’erano le antiche coperture, oggi perdute, delle strutture in pietra.

Gli scavi condotti nel sito di Mont’e Prama (Oristano), noto per le grandi statue dei Giganti rinvenute nel 1974 e ora esposte al museo di Cabras, continuano a restituire evidenze di un antico passato, ancora in gran parte da indagare. Gli ultimi ritrovamenti riguardano tre nuovi modelli di nuraghi in miniatura che vengono già giudicati importanti per ricostruire la reale conformazione delle strutture coniche conosciute in tutto il mondo. I siti nuragici arrivati sino ai giorni nostri, infatti, rappresentano in molti casi solo la parte bassa delle strutture, mentre non sono rimaste in piedi le coperture. I modelli potrebbero svelare qualcosa di più attraverso una ricostruzione in 3D. Già a maggio dello scorso anno erano stati trovati, nella stessa area, i torsi di due pugilatori, il grande scudo flessibile che copre il ventre e si avvolge sul braccio, e poi una testa, gambe e altre parti dei corpi statuari, oltre a frammenti di un modello di nuraghe (ne avevamo parlato QUI). Intanto gli archeologi non escludono che dal terreno possano emergere nuove e importanti scoperte.

Le novità del cantiere di quest’estate

Il cantiere aperto nel luglio scorso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna sotto la direzione scientifica dei funzionari archeologi Alessandro Usai e Maura Vargiu, si legge in una comunicazione diffusa dalla Fondazione Mont’e Prama, in questa fase nel settore meridionale della necropoli, a partire dal punto in cui lo scavo era stato interrotto alla fine di giugno del 2022, sta mettendo in luce nuove tombe a pozzetto semplice, allineate accanto al margine orientale della strada e un ulteriore tratto della cosiddetta “discarica”, cioè del grande accumulo di pietre d’ogni genere che comprende anche i frammenti delle sculture nuragiche in calcare. In una prima fase lo scavo archeologico si è concentrato sul settore a ovest della necropoli, occupato da alcuni edifici di probabile carattere cerimoniale, dove è emerso un lungo muro quasi retti-lineo orientato a Nord-ovest, in associazione ad un’ampia fossa che ha restituito reperti contemporanei all’utilizzo della necropoli monumentale nuragica (Prima Età del Ferro, circa 800 a.C.).

Nuovi modelli di nuraghe

In questi giorni sono emersi frammenti pertinenti a modelli di nuraghe, mentre le statue sembrano assenti nel tratto interessato. I frammenti rinvenuti sono anche in parte riferibili ai due grandi modelli di nuraghe a nove torri rinvenuti nei saggi esplorativi del 2016 e da allora esposti nel Museo civico di Cabras. Le due monumentali sculture potranno quindi essere ricomposte in misura ancor maggiore di quanto finora sperato e, una volta completato il restauro, essere esposte nel Museo Civico di Cabras.

Per Luigi La Rocca, Direttore Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggi del Ministero della Cultura: “I materiali rinvenuti, che integrano con nuovi documenti il già ricco dossier dei modelli di nuraghe già noti, consentono di approfondire la ricerca e, quindi, la conoscenza, sull’architettura delle strutture nuragiche, in particolare delle parti più alte, che nei monumenti archeologici conservati risultano spesso assenti ma anche e soprattutto, sul significato rituale di questi oggetti in relazione al contesto di rinvenimento”.

Monica Stochino, Soprintendente ABAP per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna aggiunge: “L’attuale cantiere di scavo proseguirà fino a giugno 2024 su un’area più vasta rispetto al passato e contiamo possa restituire nuovi elementi utili a ricostruire il contesto attorno alla necropoli, sia nell’età nuragica che in quelle precedenti e successive. Lavoriamo con decisione per dare gambe all’accordo firmato nei mesi scorsi con la Fondazione Mont’e Prama, che procede con reciproca soddisfazione anche per quel che riguarda le attività di catalogazione e restauro”.

Soddisfazione anche dal presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni: “Gli ottimi risultati dell’attività di ricerca portata avanti dalla Soprintendenza confermano che il percorso comune che abbiamo intrapreso per la valorizzazione del sito e, più in generale, del Parco archeologico naturale di Cabras, è quello giusto. La Fondazione fa già la sua parte nel settore della valorizzazione e con l’assunzione del personale nell’Area scientifica è pronta a dare il suo contributo anche nel settore della ricerca, nell’attesa degli espropri di Mont’e Prama”.

Fonte: Fondazione Mont’e Prama

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