Le indagini di archeologia preventiva condotte a Sirolo (Ancona) hanno portato alla luce un eccezionale complesso funerario monumentale risalente al VI secolo a.C., destinato ad arricchire in modo significativo le conoscenze sulla grande necropoli picena del Conero e sulle élite che ne guidavano lo sviluppo.
Lo scavo, promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro Urbino e realizzato da ArcheoLab in collaborazione con il Comune di Sirolo, è stato finanziato dal Ministero della Cultura nell’ambito di un progetto di ricerca dedicato alle aristocrazie picene.
Il contesto della celebre tomba del guerriero
La nuova scoperta permette di ricostruire il contesto originario della celebre tomba del guerriero rinvenuta nel 2020 in via del Leccio. Quel personaggio, vissuto nella seconda metà del VI secolo a.C., era stato sepolto con un corredo di altissimo prestigio composto da elmo, lancia, spada lunga e pugnale, oltre a una raffinata oinochoe bronzea di tradizione greco-etrusca e a un rarissimo diphros, lo sgabello pieghevole simbolo del potere nell’Italia preromana.
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Le nuove indagini dimostrano ora che quella sepoltura faceva parte di un più vasto sepolcreto gentilizio, organizzato attorno a una monumentale tomba principesca.
Una tomba con carro al centro del monumento
Al centro del complesso è emersa una grande sepoltura maschile che conservava i resti di un currus, un carro a due ruote deposto probabilmente integro nella fossa funeraria.

Il carro rappresenta uno dei più evidenti simboli del rango del defunto e trova confronti nei maggiori contesti aristocratici del Piceno e dell’Italia preromana. Insieme agli armamenti – tra cui elmo, ascia e altre armi offensive – sono stati recuperati anche reperti ancora in fase di restauro che potrebbero offrire nuove informazioni sulle forme di autorità esercitate dalle classi dirigenti del Conero.

Un monumento funerario senza confronti
Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda la struttura del complesso.
A differenza dei grandi circoli funerari finora noti nel Piceno, delimitati da fossati anulari, questo monumento era definito da una palizzata circolare, riconoscibile grazie a una regolare successione di buche di palo. Sul fondo di ciascuna erano stati deposti piccoli depositi rituali costituiti da frammenti ceramici selezionati, una soluzione finora inedita per questo territorio.
Le tracce del banchetto funebre
All’interno della tomba principesca sono stati rinvenuti grandi recipienti in lamina di bronzo chiusi da coperchi ceramici.

I contenitori conservavano ancora materiale organico, frammenti ceramici e resti ossei animali, elementi che potrebbero rappresentare i resti del banchetto celebrato durante il funerale oppure offerte alimentari destinate ad accompagnare il defunto nell’aldilà.
La sepoltura di una donna dell’aristocrazia
Accanto alla tomba centrale è stata individuata una ricca sepoltura femminile, che ha restituito eccezionali testimonianze dei rituali funerari.

Lo scavo ha documentato la conservazione di tessuti, decorazioni e resti di calzature con elementi metallici ancora nella posizione originaria. Numerose fibule fissavano le vesti e il sudario direttamente sul corpo della defunta, mentre una grande fibula con nucleo in ambra, deposta oltre il capo, potrebbe appartenere a un copricapo o a un elemento dell’acconciatura.
Questi ritrovamenti offriranno nuovi dati sulle modalità con cui veniva rappresentato il prestigio femminile nelle aristocrazie picene.
Una necropoli più estesa del previsto
Il nuovo complesso si trova nei pressi della celebre Tomba della Regina e dell’area nota come necropoli dei Pini, ma le indagini geofisiche suggeriscono che il sepolcreto fosse molto più esteso di quanto ipotizzato finora.
Il monumento occupa inoltre un lieve rilievo naturale dominante sul paesaggio circostante, una scelta probabilmente voluta per renderlo ben visibile e sottolinearne il valore simbolico.
Secondo il direttore scientifico dello scavo, Stefano Finocchi, la scoperta consente per la prima volta di osservare non una singola sepoltura, ma un intero nucleo aristocratico, ricostruendone le relazioni gerarchiche e il ruolo all’interno delle reti di contatto che collegavano il medio Adriatico ai principali centri dell’Italia centrale durante il VI secolo a.C.
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- 📄 Fonte: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro Urbino ✅







