Una piccola bara di legno rimasta intatta, con all’interno i resti di un neonato ancora avvolto nel sudario e con i capelli perfettamente conservati. È la straordinaria scoperta emersa durante la seconda edizione della field school internazionale di bioarcheologia organizzata da AITA Bioarchaeology a San Fiorano, nel Lodigiano, dove archeologi e antropologi stanno studiando le cripte dell’antico cimitero noto come “Mortorino”.


Il ritrovamento rappresenta uno dei casi meglio conservati di sepoltura infantile documentati in un contesto archeologico italiano e apre nuove prospettive sulla conoscenza dell’infanzia nel passato.
Una sepoltura rimasta intatta per secoli

Gli studiosi hanno recuperato con estrema cautela il piccolo feretro, costruito con semplici assi lignee e rimasto sigillato fino ai giorni nostri. All’interno il neonato giaceva ancora nella posizione originaria della deposizione, avvolto in un tessuto funerario, mentre i capelli risultavano eccezionalmente preservati.

Le future analisi antropologiche consentiranno di stabilire con maggiore precisione l’età alla morte attraverso lo studio di ossa e denti, oltre a verificare l’eventuale presenza di patologie, infezioni o carenze metaboliche che potrebbero aver contribuito al decesso. La completezza della sepoltura rende questo ritrovamento particolarmente prezioso per ricostruire le pratiche funerarie dedicate ai bambini e comprendere i meccanismi naturali che hanno favorito una conservazione tanto eccezionale.
Il “Mortorino”, un contesto unico per la bioarcheologia
Il cimitero monumentale di San Fiorano, risalente al XVIII secolo, è racchiuso entro un quadriportico decorato dagli affreschi di Giovanni Battista Ronchelli, raffiguranti una Via Crucis. Sotto il pavimento si sviluppano sei cripte, almeno quattro delle quali conservano le sepolture degli antichi abitanti del paese.

Le particolari condizioni ambientali, probabilmente determinate dall’equilibrio tra temperatura, umidità e composizione chimica del microambiente, hanno permesso la sopravvivenza di materiali organici normalmente destinati a degradarsi. Oltre agli scheletri sono stati recuperati tessuti, oggetti in cuoio, capelli, unghie, frammenti di tessuti molli e perfino resti di cervello conservato, una circostanza estremamente rara in archeologia.

Proprio queste condizioni hanno favorito anche la conservazione dei resti infantili, generalmente molto fragili e raramente rinvenuti in uno stato tanto completo.
Ricerca e tutela procedono insieme
Le attività fanno parte di un più ampio progetto di restauro del complesso monumentale coordinato dall’associazione Il Quadriportico, in collaborazione con il Comune di San Fiorano e sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio competente. Lo svuotamento temporaneo delle cripte è necessario per consentire gli interventi di bonifica e fermare il degrado causato dall’umidità, che minaccia gli affreschi del porticato. Una volta concluse le analisi scientifiche, tutti i resti saranno ricollocati nel luogo originario.

Nel frattempo il sito continua ad attirare l’interesse di ricercatori internazionali. Sono già in programma studi sulla conservazione del DNA, sulla dieta delle popolazioni locali, sui tessuti rinvenuti e sugli eccezionali resti di materiale cerebrale. Il progetto rappresenta anche un’importante esperienza formativa per studenti di archeologia e antropologia provenienti da diversi Paesi, che possono confrontarsi con uno dei contesti bioarcheologici più insoliti oggi disponibili.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: AITA Bioarchaeology ✅






