SCOPERTE / Omero aveva ragione: tre spade dal Peloponneso “confermano” la potenza militare micenea evocata nell’Iliade [FOTO]

Conclusa le decima campagna di scavi dell’Ateneo udinese nella necropoli della Trapezà di Eghion, nel Peloponneso occidentale. Rinvenute tre spade che si aggiungono ai ricchi corredi già riportati alla luce: testimonianze uniche della potenza militare micenea evocata da Omero.

di Redazione (foto: ©UniUd)

Una scoperta che potrebbe contribuire a disegnare i confini del regno di Micene nel Peloponneso della tarda età del bronzo, che risulterebbero parzialmente coincidenti proprio con quelli suggeriti da Omero nell’Iliade. Si tratta del rinvenimento di tre spade, di fogge caratteristiche delle produzioni micenee palaziali, databili nell’ambito del XIV secolo a.C., ovvero nel periodo di pieno fulgore dei palazzi micenei di Micene, Tirinto e Pilo. I manufatti sono stati messi in luce dagli archeologi dell’Università di Udine, coordinati da Elisabetta Borgna, nello scorso mese di agosto, durante la decima campagna annuale di scavo della necropoli della Trapezà di Eghion in Acaia, nel Peloponneso occidentale, dove il gruppo udinese collabora dal 2010 a un più ampio progetto del Ministero greco della cultura. Rinvenute durante l’indagine di una delle tombe apparentemente più semplici e modeste, le spade molto probabilmente erano appartenute ad altrettanti guerrieri residenti in una comunità situata sulle propaggini montane dell’Acaia orientale, da cui si controllavano il centro di Eghion, la pianura costiera e il mar di Corinto.

Il cantiere di scavo nel sito del villaggio (foto: UniUd)

Le scoperte di quest’anno si aggiungono a quella delle scorse campagne, quando l’indagine di un’altra tomba – la tomba 6, assai più ampia e profonda – ha portato alla luce ricchi corredi di ceramica e gioielli, nonché di un deposito di oggetti in bronzo che comprendeva una monumentale cuspide di lancia da parata, preliminarmente interpretata come dotazione di una figura particolare – un ufficiale, sovrintendente o governatore locale – legato all’autorità centrale di Micene.

Lo scorso agosto gli archeologi hanno condotto inoltre indagini nell’antico villaggio individuato nel 2015 qualche centinaia di metri più a sud della necropoli. Fondato in età pre-micenea, verso l’inizio del II millennio a.C., l’abitato ebbe lunga durata. Quest’anno è stato riportato alla luce un imponente edificio con focolare centrale del tipo a “megaron”, caratteristico dell’architettura micenea.

Il focolare durante lo scavo (foto: UniUd)

All’indagine sul campo presso la Trapezà, il gruppo di ricerca dell’Ateneo di Udine è invitato a collaborare dal direttore del museo di Eghion, Andreas Vordos, nell’ambito di un ampio progetto del Servizio Archeologico greco per il Ministero greco della cultura nell’area archeologica dell’antica città di Rhypes. Le campagne avviate nel 2010 e concentrate dal 2012 sui contesti funerari – un nucleo di tombe a camera scavate nella sabbia coesa del substrato di un pendio collinare – sono supportate, oltre che dall’Ateneo di Udine, dal Ministero italiano degli Affari esteri e dall’Institute for Aegean Prehistory di Philadelphia.

Le armi nella necropoli

Il sistema politico-sociale ed economico dei regni micenei era rigidamente centralizzato e dunque certi beni strategici come le armi avevano circolazione controllata e accesso limitato. «Prodotte nelle officine centrali – spiega Elisabetta Borgna -, esse erano conservate nei magazzini palaziali ed erano per lo più distribuite all’occorrenza agli uomini chiamati alle armi o erano detenute da guerrieri e ufficiali con ruoli specifici nell’ambito dell’amministrazione palatina. È dunque raro che durante la piena età palaziale, ossia quando era più efficiente e rigoroso il sistema di controllo dei palazzi, nelle tombe, e in particolare in quelle appartenenti a necropoli periferiche, venissero deposte delle armi; quando avveniva, queste ultime erano certamente incaricate di esprimere indicazioni rilevanti sullo status e sul ruolo dei defunti».

Sepoltura nella tomba 8 (foto: UniUd)

L’individuazione, dunque, di un gruppo di guerrieri micenei nella necropoli achea in corso di indagine è un fatto molto significativo per la ricostruzione storica dei confini politici del regno miceneo nella tarda età del bronzo. «Questa presenza – evidenzia Borgna – sembra costituire una conferma a quanto racconta Omero nel secondo libro dell’Iliade, quando, nel celebre Catalogo delle Navi, quantifica la potenza militare degli Achei impegnati nella spedizione a Troia elencando i comandanti e la provenienza dei contingenti. Il poeta greco riferisce che Agamennone in persona, re di Micene, avrebbe guidato da condottiero cento navi di guerrieri, reclutati, oltre che nei territori immediatamente circostanti al palazzo di Micene, in Argolide e Corinzia, anche nella periferica Eghialia, ossia la porzione orientale dell’Acaia intorno ad Eghion, sede di vari insediamenti di cui più tardi ci avrebbe parlato Pausania».

Tomba a camera parzialmente conservata (foto: UniUd)

In particolare, accennando a “coloro che abitavano intorno ad Eghion” «le parole di Omero – conclude Borgna – fanno riferimento a comunità in grado di fornire risorse in termini di seguito e forza militare per grandi iniziative come quella della leggendaria guerra di Troia che il poeta si apprestava a celebrare. Le tracce ora rinvenute di quei guerrieri micenei che nel vasto Peloponneso servirono la potente organizzazione militare dei palazzi rappresentano dunque forse il nucleo storico di una realtà trasposta in leggenda ed evocata dal racconto epico».

Le indagini nel sito dell’antico villaggio

Il megaron, a pianta rettangolare regolare, generalmente tripartito e con portico antistante, era un modello planimetrico-strutturale caratteristico dell’architettura micenea, e in particolare del nucleo dei palazzi in cui si svolgeva la vita di corte, che ospitava la sala del trono. Era caratterizzato dalla presenza di un grande focolare centrale, che, interpretando il passaggio dall’autorità familiare in sede domestica a quella pubblica nella sede cerimoniale e istituzionale, rappresentava, in veste monumentale, il simbolo del potere miceneo.

Il “megaron” con al centro il focolare (foto: UniUd)

L’edificio con impianto a “megaron” della Trapezà di Eghion – risalente agli inizi della civiltà micenea (XVII sec a.C. circa), e dunque precedente alla fondazione dei palazzi – può essere confrontato con alcune strutture coeve, interpretate in altri insediamenti come dimore di gruppi emergenti a livello locale. Il focolare era costruito su imponenti fondazioni in grosse pietre, era delimitato da grandi ciottoli e allestito con un’articolata serie di stesure di ghiaia e ciottoli su cui poggiavano piastre di argilla da cottura.

Analisi preliminare delle ceramiche (foto: UniUd)

«Una complessità – sottolinea Borgna – che sembra la premessa del fiorente sviluppo dei secoli successivi, così ben documentato dalla necropoli. Le dinamiche di crescita, evoluzione ed estensione dell’abitato e il rapporto tra questo e la vicina necropoli sono tra gli affascinanti aspetti ancora da chiarire».

Fonte: UniUd

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2 pensieri su “SCOPERTE / Omero aveva ragione: tre spade dal Peloponneso “confermano” la potenza militare micenea evocata nell’Iliade [FOTO]

  1. Avrei gradito qualche dettaglio in più su queste spade.
    =========
    L’arma dei greci è sempre stata la lancia, che per la bassa truppa forse era ancora un semplice bastone con la punta indurita al fuoco, come quello usato da Odisseo per accecare Polifemo. I guerrieri professionisti invece esibivano già delle robuste punte in bronzo.
    La spada era un segno di status, caratteristico dell’alta nobiltà, come vediamo nell’episodio di Achille, che la tira nervosamente fuori, poi la ripone nel fodero, durante l’alterco con Agamennone; come nel duello finale di Ettore ed Achille, quando il regista ci informa che “quando un uomo con la spada incontra un uomo con la lancia, l’uomo con la spada è un uomo morto”.
    I greci non andavano all’assalto con la spada. La usavano per regolare questioni personali, in caso di necessità per intimorire i sottoposti.
    Come in tempi più recenti, quando il fantaccino portava il fucile in spalla, l’ufficiale la pistola nella fondina.

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    1. L’università di Udine, da noi interpellata prima di pubblicare la notizia, ci ha riferito che le spade al momento sono in fase di studio e che non sono per ora disponibili altri dettagli (e nemmeno le foto dei reperti, in quanto l’Ateneo è in attesa dei permessi del ministero greco). Questo per ora è quello che è stato possibile divulgare. Quando saranno resi noti altri dettagli sicuramente ne daremo conto con gli opportuni aggiornamenti.

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