Passi autobiografici che diventano spunti per raccontare, con stile divulgativo ma scientificamente inappuntabile, parte della vita di una donna che ha affrontato per molti anni le fatiche fisiche e psicologiche richieste “sul campo” dal mestiere dell’archeologa. E sottolineare le tante peculiarità della ricerca paletnologica, poco conosciute al grande pubblico e spesso offuscate da luoghi comuni e dalla comunicazione sensazionalistica. E’ questa la sostanza del volume “ArcheologA, storie di preistoria: un’autobiografia” di Monica Piancastelli, in libreria per la Casa Editrice del Girasole di Ravenna.
Nata a Faenza (Ravenna), classe 1959, Piancastelli si è laureata in Scienze Geologiche presso l’Università degli Studi di Pisa nel 1983 e ha qui conseguito il Diploma di Specializzazione in Archeologia preistorica nel 1985.
Quindi l’attività ventennale di geoarcheologa in decine di cantieri di scavo in tutta Italia prima di fondare – correva l’anno 1989 – il primo Studio Associato di professionisti nel nord Italia. Ampia anche l’esperienza come docente, a contratto presso l’Università degli Studi di Bologna e negli ultimi anni, come esperta esterna, ha in attività ludodidattiche e di formazione nelle scuole di ogni ordine e grado. Un percorso che l’ha portata a costruire i giocattoli della tradizione popolare con materiali naturali e di riciclo, alcuni dei quali adottati dalle scuole primarie per avvicinare i più piccoli alla conoscenza del “tempo profondo” della Preistoria, in particolare dell’arte preistorica. E poi le conferenze, svolte con il Museo Archeologico di Milano e con l’Università degli Studi di Bologna, e attivo articoli comparsi su riviste scientifiche, una guida archeologica narrata sulla preistoria maltese, mostre e pubblicazioni per bambini.
Mettendo a frutto questa lunga esperienza, l’autrice ha dunque deciso di prendere spunto dalla descrizione di alcuni scavi, sia di ricerca che di emergenza, compiuti in Italia per raccontare importanti ritrovamenti che, per sebbene non siano saliti agli onori della cronaca, hanno avuto rilevanza scientifica per la comprensione del popolamento umano della penisola.
A partire dalla rievocazione dei primi scavi compiuti a 17 anni la narrazione, in qualche modo influenzata dalle letture di Marcel Proust e di Virginia Woolf, si sviluppa fra ricordi della memoria sensoriale ed esperienze sul campo.
Il racconto offre anche uno spaccato della società italiana, dalla fine degli anni ’70 alla fine degli anni ’90, riferito all’ambiente di studio e di lavoro di archeologi e archeologhe impegnati nelle ricerche sul campo, di ragazze e ragazzi accomunati dalla passione per l’archeologia, disposti a sopportare le fatiche fisiche e i molti disagi materiali che il lavoro sul terreno comportava. Un omaggio al lavoro sul campo di tanti giovani, spesso e ancora oggi sottovalutato.
La prima presentazione del volume avverrà in Piemonte, presso la Biblioteca Civica di Arona (Novara) il 14 novembre 2024; seguirà quella a Ravenna il 29 novembre presso Casa Matha. Altre presentazioni sono previste nella primavera del 2025.

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