ARCHEOLOGIA / Il guerriero di Marlow “riscrive” la storia anglosassone

Nel Berkshire inglese torna alla luce la sepoltura di un capo tribale del VI secolo d.C., accompagnato da un ricco corredo di armi e manufatti. Un ritrovamento che fornisce nuovi dettagli sulle vicende che tormentarono la valle del Tamigi subito dopo il collasso della Britannia romana. Successo per il crowdfunding lanciato dall’Università di Reading per finanziare il restauro e l’analisi dei reperti

di Elena Percivaldi (*)

Lo scheletro durante lo scavo (©University of Reading)

Sue Washington è una ricercatrice dilettante della Maidenhead Search Society, l’associazione britannica che raccoglie gli appassionati della ricerca archeologica effettuata con l’impiego di metal detector. Due anni fa stava esplorando una collina nei pressi di Marlow, località del Berkshire affacciata sulla valle del Tamigi, quando il suo apparecchio si mise a suonare. Rinvenire oggetti metallici nella campagna inglese è cosa tutt’altro che infrequente e ben di rado si incappa in reperti significativi. Tornando sul posto qualche giorno dopo, però, Sue si accorse che non si trattava del solito falso allarme: smossa un po’ la terra, ecco spuntare due recipienti di bronzo, di quelli che gli antichi deponevano nelle tombe per accompagnare i defunti. Com’era suo dovere, la donna contattò subito il Portable Antiquities Scheme, il progetto di archeologia pubblica che il British Museum ha dedicato alla catalogazione di materiale archeologico segnalato dagli amatori: sono infatti numerosi gli appassionati che, del tutto legalmente, percorrono in lungo e in largo l’Inghilterra e il Galles con il metal detector, sperando d’imbattersi in testimonianze del passato.

La spada accanto allo scheletro al momento del rinvenimento (©University of Reading)

Una volta esaminati gli oggetti rinvenuti dalla Washington, cui nel frattempo si erano aggiunte due cuspidi di lancia in ferro, gli esperti ipotizzarono che i reperti potessero provenire da una sepoltura privilegiata di epoca anglosassone (V-XI secolo). Il luogo del ritrovamento, in effetti, si trovava in una zona di confine tra gli antichi regni di Wessex, Kent e Mercia, che in quei secoli si contendevano il territorio. Il sito, purtroppo, era già stato in parte compromesso dalle attività agricole, ragion per cui gli archeologi dell’Università di Reading, intervenuti sul posto, decisero di procedere allo scavo completo dell’area.

Il calderone di bronzo (foto © Pieta Greaves / Drakon Heritage and Conservation).

La scoperta si deve a Sue Washington, appassionata di ricerche con il metal detector: un’attività molto diffusa in Gran Bretagna.

Il “gigante” anglosassone

I lavori sono iniziati nell’agosto 2020 sotto la guida di Gabor Thomas, professore associato di Archeologia altomedievale, in collaborazione con il Portable Antiquities Scheme e con il Drakon Heritage and Conservation, e hanno visto la partecipazione della stessa Sue Washington e di altri membri della Maidenhead Search Society. I loro sforzi sono stati ampiamente ripagati: non solo è stata riportata alla luce l’importante sepoltura di un capo guerriero anglosassone, ribattezzato il “guerriero di Marlow”, ma i dati raccolti hanno anche consentito di riconsiderare quanto si conosceva a proposito di un periodo della storia inglese, quello fra tardo-antico e alto Medioevo, per molti versi ancora ricco di zone oscure. Vissuto nel VI secolo d.C., il “guerriero di Marlow” era stato deposto insieme a un ricco corredo di armi e oggetti preziosi. Oltre ai recipienti di bronzo e alle punte di lancia, ad accompagnarlo nel viaggio verso l’eternità c’era una spada ancora custodita nel suo fodero in legno e cuoio, ben preservato e decorato con elementi in bronzo. Accanto alla salma, un recipiente di vetro e altri oggetti personali. Ciò che ha destato la maggior impressione è stato proprio lo scheletro del defunto, anch’esso ben conservato. Apparteneva a un individuo di sesso maschile di altezza imponente per l’epoca, intorno ai 180 cm, e dotato di un fisico molto robusto: a indicarlo, le significative inserzioni muscolari sulle ossa, segno che svolgeva un’intensa attività di combattimento.

Lo scheletro del guerriero di Marlow (©University of Reading)

Il corpo rinvenuto è eccezionalmente robusto per gli standard dell’epoca: supera i 180 cm e apparteneva a una persona muscolosa.

Ci spiega Gabor Thomas: «Ci aspettavamo di trovare una sepoltura anglosassone, ma quel che abbiamo rinvenuto è andato ben oltre le nostre speranze. La scoperta permette di addentrarci in maniera più profonda nella storia di questo lembo di territorio, seguendolo nei decenni immediatamente susseguenti al collasso dell’amministrazione romana in Britannia: un periodo in parte ancora poco conosciuto. Si tratta della prima sepoltura di questo tipo ritrovata lungo il medio corso del continente per far fronte alla crescente minaccia delle invasioni barbariche. Il vuoto creatosi con la dipartita delle legioni e il conseguente progressivo e inesorabile collasso delle strutture amministrative imperiali vennero colmati dal crescente flusso d’immigrati provenienti dalle coste continentali, che diedero vita a nuovi equilibri, identità e strutture di potere. Nel VI secolo, l’epoca in cui visse il “guerriero di Marlow”, l’Inghilterra era occupata da numerosi e vari gruppi tribali, alcuni dei quali mutarono la loro struttura per dare vita ai cosiddetti “regni anglosassoni”.

La spada del guerriero (©Pieta Greaves / Drakon Heritage and Conservation)

Finora gli storici ritenevano che la regione del medio corso del Tamigi, compresa tra Londra e Oxford, fosse una zona di confine: una sorta di “terra di nessuno” contesa da gruppi stanziati sulle rive opposte afferenti ai regni di Wessex, Mercia e Kent. La scoperta della tomba suggerisce, invece, che anche questa piccola zona ospitasse gruppi autonomi governati da guerrieri di alto rango, e che solo in seguito tali comunità siano state conquistate e assorbite dai più grandi e potenti regni confinanti. Uno di questi capi tribali potrebbe essere proprio il “guerriero di Marlow”, come sembrano suggerire la sua statura imponente, la qualità del suo corredo e il luogo stesso della sepoltura, in posizione prominente sulla collina in direzione nord-sud verso il Tamigi: come se fosse “a guardia” del territorio. A chiarire l’entità del suo ruolo e gli altri dettagli della sua vita saranno le analisi scientifiche che verranno presto condotte sui resti e sul Dna.

L’équipe di archeologi durante lo scavo (©University of Reading)

Benefattori cercasi

Lo studio fornirà preziose informazioni circa l’età del guerriero, la sua alimentazione, il luogo di origine e le eventuali patologie da cui era affetto. Per poter svelare tutti questi segreti e consentire un’adeguata conservazione ed esposizione dei reperti (attualmente custoditi dal Drakon Heritage and Conservation) sono necessarie almeno 7.000 sterline. Per raccoglierle, l’Università di Reading ha aperto una raccolta pubblica, a cui tutti possono aderire: basta una piccola donazione, da elargire visitando il sito web: https://reading.hubbub.net/p/marlowwarlord.

[AGGIORNAMENTO: il target è stato raggiunto e superato: una soddisfazione, visto che anche chi scrive ha contribuito con una piccola donazione!]

I reperti rinvenuti nella tomba (©Pieta Greaves / Drakon Heritage and Conservation)

Si parte da 1 sterlina, ma si può contribuire a piacimento, ricevendo in cambio, a seconda della somma conferita, diversi riconoscimenti, fra cui la pubblicazione, digitale e cartacea, che illustrerà tutti i dettagli dello straordinario ritrovamento. Oltre, naturalmente, all’impagabile soddisfazione di vedere il proprio nome iscritto nell’albo d’oro dei benefattori. Al termine dello studio, i reperti del “guerriero di Marlow” saranno esposti al Buckinghamshire Museum di Aylesbury: se l’emergenza Covid-19 non ci mette lo zampino, tutto ciò dovrebbe accadere entro il 2021.

TROVATE L’ARTICOLO IN EDICOLA SUL n. 34 del bimestrale STORIE DI GUERRE E GUERRIERI (disponibile anche in versione digitale cliccando qui)

*Testo pubblicato su “Storie di Guerre & Guerrieri” n. 34 / 2020 (in edicola) e in contemporanea su “Vi racconto una storia….“. RIPRODUZIONE SENZA CITARE LA FONTE VIETATA / ALL RIGHTS RESERVED.

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