ARCHEOLOGIA / Laguna nord, riemerge a Lio Piccolo un antico magazzino del sale

Lo scavo archeologico del Progetto Vivere d’Acqua di Ca’ Foscari, appena concluso, ha indagato le pertinenze della Villa marittima romana di Lio Piccolo, nel comune di Cavallino Treporti (VE) scoprendo un possente edificio che fungeva da magazzino per il sale. L’edificio aveva una particolarissima configurazione: in una fossa di fondazione larga 1,5 m e profonda altrettanto, gli antichi romani hanno depositato a coppie lunghe e possenti travi di legno, spesse 25/30 cm. Sopra di esse erano appoggiati, senza chiodi o cavicchi, numerosi robusti tronchi di quercia, ancora incredibilmente conservati (corteccia compresa), con un diametro di 60/70 cm. Documentato anche un lungo periodo di occupazione del sito, che va dal I secolo d.C. al VI secolo d.C.

La Laguna nord di Venezia in età romana sta riemergendo in tutta la sua intrigante complessità grazie al progetto “Vivere d’acqua” dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Le ultime scoperte, realizzate nell’osservatorio archeologico privilegiato della villa romana di Lio Piccolo, nel territorio dell’attuale comune di Cavallino Treporti, riguardano un edificio collegato ad una filiera produttiva, probabilmente un antico magazzino per il saledi epoca romana, una delle pertinenze rustiche della villa marittima. Sempre da Lio Piccolo ad agosto era tornato alla luce un impianto di acquacoltura del I-II secolo d.C. con allevamento di ostriche (ne avevamo parlato QUI). Un altro tassello importante, quello rivelato dal progetto, che permette di descrivere attraverso un’inedita analisi micro-stratigrafica una sequenza di occupazione che copre quasi sei secoli di storia e che delinea un complesso sistema economico produttivo presso l’antica costa di Altino.  Sale e pesce erano i prodotti delle “Ville” marittime, oggi sommerse a 2,5 metri sotto le barene attuali.

L’edificio appena scoperto aveva una particolarissima configurazione: in una fossa di fondazione larga 1,5 m e profonda altrettanto, gli antichi romani hanno depositato a coppie lunghe e possenti travi di legno, spesse 25/30 cm. Sopra di esse erano appoggiati, senza chiodi o cavicchi, numerosi robusti tronchi di quercia, ancora incredibilmente conservati (corteccia compresa), con un diametro di 60/70 cm. L’argilla lagunare usata come riempimento della fossa garantiva un’estrema solidità della fondazione di un edificio in legno, circondato dalle acque, che doveva svilupparsi in elevato, ma che soprattutto poteva sopportare un carico di pesi notevolissimo. L’ipotesi di lavoro a cui Diego Calaon e Daniela Cottica – direttori del progetto archeologico- stanno lavorando è che questo edificio possa essere una delle strutture delle antiche saline romane presso la costa, usato magari proprio per conservare il sale appena prodotto nelle vicine aree di salinazione, presso l’attuale isola delle “Saline”.

Le analisi stratigrafiche, condotte al di sotto dei livelli medi di marea grazie all’impiego di pompe in un grande cantiere appositamente pensato per poter scavare scientificamente all’asciutto al di sotto delle acque e delle barene, descrivono un edificio con una probabile forma a “c” che si sviluppava intorno ad un cortile interno, occupato da una vasca per il filtraggio delle acque, ovvero un pozzo alla veneziana. Un’ampia vasca foderata in argilla, riempita con sabbia pulitissima proveniente da dune costiere che, come i pozzi della Venezia medievale, serviva a filtrare l’acqua piovana dei tetti dell’edificio per renderla potabile. L’edificio in legno era sicuramente il luogo di lavoro degli schiavi che si muovevano intorno alla villa. Le stratigrafie rivelano piani di lavoro, buche di palo, resti di attività artigianali: probabilmente per riparare e preparare gli strumenti che servono al mantenimento di un complesso sistema ambientale, fatto di argini e strutture complesse per poter sfruttare al massimo le risorse lagunari.

L’elemento di novità dello scavo del 2022, che prosegue il progetto inaugurato lo scorso anno in collaborazione con il finanziamento del Comune di Cavallino-Treporti e l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, risiede nel fatto che si è riusciti a documentare un lungo periodo di occupazione del sito, che va dal I secolo d.C. al VI secolo d.C.. La fotografia proposta è quella di una laguna stabilmente sfruttata in antichità, soprattutto presso gli spazi acquei di comunicazione tra il porto dell’antica città di Altino e la sua costa, ovvero lungo i canali di marea che connettevano il porto con il mare. Si è, quindi, molto lontani da quell’idea che avevamo in passato di una laguna in epoca romana priva di strutture antiche pre-veneziane. Allo stesso modo le ricerche di tipo globale che sono condotte in seno al progetto (survey, analisi di materiali, studi tipologici) ci permettono di capire che i reperti che abbondantemente troviamo in laguna (ad esempio le anfore) spesso non sono legati a un generico insediamento, ma a delle vere proprie attività di sfruttamento del territorio, dove si costruivano argini con anfore per dividere valli da pesca e “fondamenti” di saline.

Fondazione lignea rinvenuta nello scavo

Dallo scavo emergono numerose le tessere musive e i frammenti di intonaco che decoravano un edificio antico presente nella stessa area, databile proprio al I secolo d.C.. E da qui, infatti, che provengono i numerosi frammenti di affresco raccolti da Ernesto Canal, celebrati dalla famosa mostra nel 2019. Gli archeologi spiegano come queste strutture, prima abitative e produttive, e poi eminentemente produttive, abbiano cambiato forma nell’arco dei secoli adattandosi a diversi modelli economici di sfruttamento della laguna: il prodotto non cambiava (si continuava a fare sale) ma cambiavano le tipologie delle strutture e le modalità di occupazione in base a modelli economici che via via si sono susseguiti nel territorio dell’antica Regio Venetia et Histria. Così, ad esempio, lo scavo ci illustra come tra V e VI secolo d,C.  l’edificio di legno venga sostituito da un edificio in muratura, con muri di laterizi di epoche precedenti riutilizzati e con un diverso orientamento.

Non solo la villa marittima, ma un complesso sistema di insediamenti romani per lo sfruttamento delle risorse costiere: da qui si origina la “forza lavoro” che contribuirà alla creazione della futura Venezia

Un’immagine dello scavo

L’équipe del progetto Vivere d’Acqua sta concludendo l’indagine in questi giorni con una serie di carotaggi e di analisi geologico ambientali per comprendere come la micro-morfologia del territorio abbia permesso questo tipo di insediamenti e lo sfruttamento della costa in epoca romana. E, forse, anche in epoca precedente. Dallo scavo e dai carotaggi, infatti emergono alcuni interessantissimi livelli antropici forse di età pre-augustea. Cristophe Morhange (Universitè Aix-Marseille) e Giovanni Sarti (Università di Pisa) insieme con il team veneziano sono certi che il litorale di tutta l’area di Lio Piccolo darà importanti informazioni in futuro sulla conformazione di questo paesaggio antico, oggi paesaggio sommerso.

Un documentario per narrare i “Panorami sommersi”

Ma non è tutto. Convinti che raccontare lo scavo “mentre si fa” sia un dovere etico e una modalità scientifica di co-interpretazione dei paesaggi antichi, gli archeologi del progetto hanno realizzato un film documentario per mostrare a tutti i risultati delle indagini. Nasce così “Panorami sommersi” un film prodotto da Controcampo Produzioni in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia che rappresenta una modalità inedita di raccontare l’archeologia del territorio veneziano, collegando i fili di narrazioni antiche con narrazioni contemporanei. Il gusto estetico e poetico del regista, Samuele Gottardello, ha incontrato la pragmaticità degli archeologi che scavano il fango, e insieme hanno provato a raccontare una storia di riappropriazione di un paesaggio scomparso, quello romano, indicato e descritto prima di tutti da Ernesto Canal. Il film narra come nasce un’intuizione archeologica, come il modello interpretativo possa venire elaborato e come la comunità se ne possa riappropriare in tutti i modi possibili che l’archeologia, la storia e l’arte consentono.

Archeologia pubblica a Venezia

Il progetto Vivere d’Acqua ha scelto una via di comunicazione partecipata per condividere con quasi 2000 visitatori in 1 mese di scavo le ricerche in corso. Il programma di archeologia Pubblica con eventi, visite guidate, conversazioni e aperitivi archeologici ha permesso alle comunità locali, agli archeologi, e ai visitatori di riunirsi intorno allo scavo in corso e insieme narrare in modi diversi un passato comune.

La lunga stagione degli appuntamenti di archeologia pubblica e partecipata collegati al progetto “Vivere d’Acqua, archeologie tra Lio Piccolo e Altino” hanno visto quasi 2 mila persone visitare e intrattenersi presso lo scavo della Villa marittima di Lio Piccolo. Il film “Panorami Sommersi” rappresenta uno di questi capitoli dove l’archeologia incontra la comunità. Proiettato per la sua “prima veneziana” presso l’Auditorium di Santa Margherita di Ca’ Foscari mercoledì 26 ottobre alle ore 17.00, è un omaggio alla comunità cafoscarina che ha collaborato e ospitato parte delle riprese anche durante le ricerche archeologiche per individuare i resti della Villa Romana sepolta, riemersa in parte con gli scavi del 2021 e i recenti interventi, e di cui Canal ha più volte segnalato l’esistenza.

Il film di Controcampo Produzioni ha felicemente incontrato il progetto dell’Università Ca’ Foscari “Vivere d’Acqua”. Il progetto ha poche semplici regole: condivisione continua delle ricerche archeologiche con la comunità locale, comunicazione e co-progettazione delle azioni archeologiche e costruzione collettiva delle narrazioni del nostro passato, unendo archeologi e cittadini nel momento magico della scoperta e dell’interpretazione delle tracce sepolte. Il tutto senza trascurare le mostre, come quella organizzata nel 2019 a Cavallino Treporti e intitolata “Vivere d’acqua.  Archeologie tra Lio Piccolo e Altino” che aveva raccontato la Laguna antica attraverso i reperti emersi dagli scavi (ne avevamo parlato QUI).

Gli incontri, spiegano gli ideatori del Progetto, “non hanno voluto essere didattici ma cogliere storia di uomini e di sogni alla ricerca della verità, in un’esperienza unica per vivere la Laguna meno nota e frequentata come un fertile incubatore di civiltà, di racconti, di esperienze, di ambienti naturali”. In una parola: di bellezza.

Fonte: Ca’ Foscari

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