Gli esperti l’hanno definita “incredibilmente rara”. E forse non hanno tutti i torti, perché la testina in terracotta del dio Mercurio appena ritrovata nel sito inglese di Smallhythe Place è tra le primissime testimonianze, insieme ad altri reperti riemersi da uno scavo in corso, di un insediamento romano fino ad ora sconosciuto in questo lembo del Kent, un tempo appartenente all’antica provincia della Britannia.

Il sito è da diversi anni oggetto di un’approfondita campagna di ricerca, condotta dal National Trust e incentrata sul fiume Rother, dove sorgeva uno dei più importanti cantieri navali dell’Inghilterra medievale. Gli scavi condotti negli ultimi tre anni hanno documentato le attività di costruzione e demolizione di navi che qui svolgevano tra il XIII e il XV secolo; poi il sito si è gradualmente insabbiato, quindi il declino e infine l’abbandono. Ciò che gli archeologi però ancora non sapevano è che, prima del porto medievale, a Smallhythe c’era un insediamento romano. Naturale che la scoperta della testina di Mercurio abbia suscitato subito un grande entusiasmo tra gli esperti.
“Gli scavi che stiamo conducendo a Smallhythe hanno riportato alla luce un insediamento romano precedentemente sconosciuto, frequentato tra il I e il III secolo d.C.”, spiega Nathalie Cohen, archeologa del National Trust. “Vi abbiamo trovato tegole bollate con il marchio della flotta romana stanziata in Britannia, la Classis Britannica appunto. E poi diverse ceramiche (tra le quali spicca un vaso integro), tracce di edifici, cippi di confine e pozzi: tutti elementi molto preziosi per ricostruire lo stile di vita di questa comunità stanziata lungo il fiume”.

Come in tutto il mondo romano, anche a Smallhythe la religione era centrale nella vita di ogni giorno. Statue e figurine portatili di divinità come quella appena scoperta erano diffuse e venerate sia dall’élite romana che dai cittadini comuni nelle loro case. In Britannia le statuette in terracotta chiara come questa erano importate dalla Gallia centrale e della regione del Reno-Mosella, dove erano realizzate utilizzando argille locali. La maggior parte di quelle ritrovate finora, sottolineano gli esperti, raffigurano però divinità femminili, per lo più Venere. Quelle di divinità maschili, e di Mercurio in particolare, sono molto più rare. Mercurio era il dio delle Arti, del commercio e del successo finanziario e di solito la sua effigie era realizzata in metallo: gli esemplari fittili trovati dalla Britannia romana sono infatti soltanto una decina.

Della statuetta di Smallhythe, resta però soltanto la testa, alta circa 5 cm. Che sia Mercurio è evidente dal tipico copricapo. Il resto del manufatto è andato perduto, ma probabilmente raffigurava il dio in postura eretta, rivestito col mantello corto (chlamys) oppure a torso nudo e reggente il caduceo, lo scettro con due serpenti intrecciati, uno dei suoi attributi.
Secondo Matthew Fittock, che ha a lungo studiato le statuette della Britannia romana, si tratta di un reperto appartenente all’ambito religioso: “Le figurine in terracotta erano principalmente utilizzate dai civili per il culto privato, praticato di solito sugli altari domestici e occasionalmente nei templi oppure sulle tombe dei bambini, in particolare quelli deceduti a causa di una malattia”. E forse proprio questo spiega perché la statuetta non sia giunta integra, ma resti solo la testa: sarebbe stata deliberatamente spezzata per ragioni rituali, giacché le statuette intere si trovano solitamente all’interno delle tombe. “In Gran Bretagna ne conosciamo solo pochi casi, alcuni dei quali sono da interpretare verosimilmente come offerte votive. Ritrovamenti come questo sono una preziosa testimonianza delle credenze e delle pratiche religiose diffuse nelle province romane, caratterizzate da un profondo sincretismo”, conclude Fittock.
Lo scavo di Smallhythe Place è finanziato dal Roman Research Fund del National Trust, dal Robert Kiln Fund, dalla Society of Antiquaries, dal Royal Archaeological Institute e dal William and Edith Oldham Charitable Trust. La testa di Mercurio sarà in mostra, insieme ad altri reperti dagli scavi, a Smallhythe Place da mercoledì 28 febbraio.
Immagine in apertura: La testina del dio Mercurio ritrovata a Smallhythe (UK) © National Trust Images/James Dobso
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