ARCHEOLOGIA / Dall’antica Siponto riemergono edifici medievali e l’anfiteatro romano

Le campagne di scavo in corso sul sito dell’antica città di Siponto, oggi quartiere di Manfredonia (Foggia), stanno riportando alla luce parti della città romana scomparsa. Riemergono grazie alle ultime indagini diversi edifici medievali del porto e una porzione dell’anfiteatro, che secondo le stime poteva accogliere circa 8mila spettatori.

Importanti novità sono emerse nel corso della seconda campagna di scavi a Siponto (Manfredonia, in provincia di Foggia). Numerose costruzioni di età medievale – case, magazzini, fosse granarie – e diverse sepolture sono state individuate soprattutto nel quartiere prossimo al porto: tra questi emerge un imponente edificio medievale duecentesco risalente probabilmente agli anni di Federico II, nel cuore della città, dove si è indagata una grande domus medievale, articolata in vari ambienti e dotata di un pozzo. Ma la “sorpresa” più interessante è stata la porzione dell’anfiteatro di età romana: costruito in epoca augustea, venne abbandonato presumibilmente in età tardoantica (V-VI secolo) per effetto della diffusione del cristianesimo, per poi diventare una cava di materiali edilizi reimpiegati in età medievale per la costruzione della città medievale con relativo cimitero, realizzata proprio nei pressi.

La campagna di scavi a Siponto è stata condotta dalle Università di Bari e di Foggia con la direzione di Roberto Goffredo e Maria Turchiano dell’Ateneo foggiano e di Giuliano Volpe dell’Università barese. L’indagine è stata realizzata su concessione del Ministero della Cultura in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Barletta, Andria, Trani e Foggia (soprintendente Anita Guarnieri, funzionario responsabile Donatella Pian) e con la Direzione Regionale Musei Puglia (direttore Luca Mercuri, direttore del Parco Archeologico Francesco Longobardi).

Veduta del Parco Archeologico di Siponto (foto: Wikipedia: Raffaelepr / CC BY-SA 4.0)

L’area archeologica oggetto degli scavi è di grande rilevanza e testimonia l’importanza raggiunta dall’antica Siponto in epoca romana. Colonia dal 194 a.C., divenne con il tempo uno dei principali porti e sede di una delle più importanti diocesi della Regio II. Dopo l’impaludamento del porto e due violenti terremoti, nel 1223 e nel 1255, Siponto venne abbandonata e gli abitanti si trasferirono nella nascente città fondata da Manfredi, figlio dell’imperatore Federico II di Svevia, e che da lui prese il nome di Manfredonia per diventare, sotto il successivo dominio angioino, Sypontum Novellum. Al Medioevo risale l’attuale Basilica di Santa Maria Maggiore, edificata tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo reimpiegando materiali provenienti da Siponto. L’edificio prese il posto e inglobò parte dei pregiati pavimenti musivi della precedente basilica paleocristiana, costruita nel IV secolo e ristrutturata in quello successivo, ancora oggi visibili all’interno. Rimaneggiata più volte tra la fine dell’XII e gli inizi del XIII secolo, Santa Maria Maggiore conserva la caratteristica forma di cubo sormontato al centro da una piccola cupola e una cripta con ingresso dall’esterno, che ne fa uno dei monumenti più significativi del Romanico pugliese. Quanto alla scomparsa basilica paleocristiana, nel 2016 l’artista milanese Edoardo Tresoldi ha realizzato su incarico della Soprintendenza, e utilizzando 500 metri quadrati di rete elettrosaldata zincata alta 14 metri e pesante 7 tonnellate, una spettacolare ricostruzione dell’intera struttura.

Una veduta del parco archeologico di Siponto con la Basilica di Santa Maria Maggiore (XI-XIII sec.) e la ricostruzione della basilica paleocristiana realizzata da Edoardo Tresoldi (foto: Parco Archeologico di Siponto)
la spettacolare ricostruzione della basilica paleocristiana, opera di Edoardo Tresoldi
Qui sopra e in basso, la spettacolare ricostruzione della basilica paleocristiana, opera di Edoardo Tresoldi nel dettaglio (foto dal sito dell’artista)
la spettacolare ricostruzione della basilica paleocristiana, opera di Edoardo Tresoldi

Una presenza già nota, ma non ancora riemersa del tutto

La presenza dell’anfiteatro romano, per la verità, era già nota da secoli, anche perché parte delle sue strutture erano state riutilizzate per realizzare una masseria moderna. Un’ulteriore conferma di ciò era arrivata dalle indagini aeree e geofisiche: ora però lo scavo ha fornito anche gli elementi materiali, individuando in due tratti diversi porzioni del muro perimetrale, realizzato in opera reticolata, fino a quasi tre metri di altezza. Lo stato di conservazione del monumento è, a quanto pare, significativo, almeno nella parte inferiore del muro di delimitazione ma verosimilmente anche nella parte inferiore della cavea e nell’arena.

Di dimensioni considerevoli (circa 78 metri di lunghezza e 68 metri di larghezza), l’anfiteatro poteva accogliere circa 8mila spettatori. La sua collocazione in periferia, quasi a ridosso delle mura, era – come da prassi – dovuta sia a motivi di ordine pubblico, sia alla necessità di facilitare l’accesso degli spettatori provenienti da fuori città.

Gli scavi futuri riporteranno auspicabilmente alla luce i resti dell’intero edificio, che potrebbe rappresentare una parte essenziale dell’attuale Parco Archeologico di Siponto insieme a ciò che resta della basilica paleocristiana, ai quartieri medievali, alla zona portuale e ai vari edifici ancora sepolti e in attesa di essere indagati dagli archeologi.

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