MOSTRE / Sardegna dai menhir ai nuraghi: storia e archeologia di un’isola nel cuore del Mediterraneo

Dopo Berlino, arriva a San Pietroburgo la mostra-evento che indaga le antichissime culture megalitiche della Sardegna svelandone il fascino segreto. In esposizione molte straordinarie testimonianze della civiltà nuragica, dalle sepolture delle “domus de janas” alle iconiche riproduzioni statuarie di “dee madri”, dalle architetture dell’Età del Bronzo alle misteriose “tombe di giganti”. La rassegna, di grande impegno scientifico, toccherà poi Salonicco (dall’11/02/22 al 15/05/22) e infine il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove sarà esposta dal 10 giugno all’11 settembre 2022.

di Redazione

Su Nuraxi, il Villaggio nuragico di Barumini

Ha inaugurato a San Pietroburgo, in Russia, la seconda tappa – dopo l’esordio a Berlino – di “Sardegna Isola Megalitica. Dai menhir ai nuraghi: storie di pietra nel cuore del Mediterraneo”, mostra-evento che indaga le antichissime culture megalitiche della Sardegna e in particolare la cultura Nuragica, svelando il fascino segreto di autentici gioielli come le sepolture delle “domus de janas” di epoca neolitica ed eneolitica, le iconiche riproduzioni statuarie di “dee madri”, le architetture dei nuraghi che hanno caratterizzato l’Età del Bronzo nell’Isola e le misteriose “tombe di giganti”. Protagonisti, tra gli altri, gli eccezionali bronzetti nuragici raffiguranti donne, uomini, guerrieri e animali, le spade votive, i modellini di edifici e di navi e i monumentali Guerrieri di Mont’e Prama: autorappresentazione di un passato mitico riferito all’apogeo dell’Età nuragica, ma in piena Età del Ferro. La rassegna, di ampie proporzioni e di grande impegno scientifico, dopo la chiusura a San Pietroburgo (ultimo giorno, 16 gennaio 2022) toccherà Salonicco (dall’11/02/22 al 15/05/22) e infine il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove sarà esposta dal 10 giugno all’11 settembre 2022.

Tripode Bonnanaro, Anghelu Ruju. Età del rame (?); ceramica 
Cagliari, Museo Archeologico Nazionale.
Brassard eneolitico, Is Locci Santus. Calcolitico; pietra 
Cagliari, Museo Archeologico Nazionale. 

Alla Sardegna gli studiosi internazionali riconoscono da sempre, grazie alla sua posizione nel cuore del Mediterraneo, un ruolo di primo piano in età preistorica e protostorica nei contatti e negli incroci di civiltà, sia nell’ambito del Mare Nostrum, sia nei rapporti con il Centro e Nord Europa e con il Levante. Un’isola che ha visto svilupparsi, millenni or sono, culture e civiltà originali, capaci di dar vita a testimonianze ed evidenze monumentali. Il mito e la leggenda hanno spesso incrociato la storia nell’interpretazione delle antiche civiltà sarde, società senza stato e senza scrittura ancora al centro di studi, scavi e ricerche. Ma oggi sono molti i punti fermi di questa plurimillenaria avventura. Di essi dà conto la mostra, attraverso importanti reperti provenienti dai musei archeologici di Cagliari, Nuoro e Sassari e grazie a un accurato apparato didattico e multimediale, a modellini e ricostruzioni, che consentono di contestualizzare e approfondire, dal punto di vista storico e geografico, il racconto espositivo. In ogni sede, inoltre, attraverso le collezioni dei Musei, viene favorito il confronto e il dialogo con le civiltà coeve sviluppatisi in Europa e nel Mediterraneo, a mostrare connessioni, contatti, differenze. Un lavoro prezioso svolto dalla direzione scientifica della mostra (composta da Federica Doria, Stefano Giuliani, Elisabetta Grassi, Manuela Puddu e Maria Letizia Pulcini, con il coordinamento di Bruno Billeci e Francesco Muscolino, cui si aggiungono in comitato scientifico Manfred Nawroth, Yuri Piotrovsky, Angeliki Koukouvou e Paolo Giulierini) e raccolto nel catalogo, edito da Skira / Il Cigno GG Edizioni e pubblicato in cinque diverse lingue: italiano, inglese, tedesco, russo e greco.

Statua di pugilatore. Necropoli di Mont’e Prama (Cabras, Oristano). Cagliari, Museo Archeologico Nazionale 

Fil rouge dell’esposizione è il megalitismo, l’attitudine alla realizzazione di edifici con elementi litici di grandi dimensioni, che contraddistinse l’Isola per un lungo lasso di tempo, dall’età Neolitica attraverso tutta l’età del Bronzo fino a quella del Ferro, e segna tuttora il paesaggio sardo attraverso i lasciti della civiltà nuragica, tra cui circa 7000 edifici detti appunto “nuraghi”.

Il percorso parte dal periodo recente e finale del Neolitico, quando si diffondono le ”domus de janas” scavate nella roccia, ovvero in lingua sarda le “case delle fate o delle streghe” – in diversi casi successivamente monumentalizzate in facciata – o quando si diffondono i dolmen e poi, in Età del Rame, quando si costruisce
un altare monumentale unico nel panorama del Mediterraneo – ma con parallelismi nelle ziqqurath del Vicino Oriente – come il santuario di Monte d’Accoddi e si realizza la muraglia monumentale di Monte Baranta.

Collana in ambra, Su Romanzesu (Bitti), ambra, Età del ferro. 
Nuoro, Museo Archeologico Nazionale G. Asproni. 
Guerriero con due scudi, Abini, bronzo, Età del ferro. Cagliari, Museo Archeologico Nazionale. 

La mostra conduce poi  nel cuore della civiltà nuragica, vero simbolo dell’unicità della Sardegna. Gli impressionanti nuraghi, costruiti in numero elevatissimo a partire dal 1600/1800 a.C. circa con blocchi di basalto, trachite e granito, di grande varietà tipologica e funzionale ma tutti accomunati dalle torri a tholos (sistema di copertura), sono stati al centro di importanti dibattiti e interpretazioni che hanno messo a fuoco le loro molteplici funzioni, rievocate in mostra dai manufatti esposti: l’alimentazione, l’agricoltura e allevamento, il controllo del territorio, le produzioni artigianali.

Attorno ad essi, in molti siti, si sono sviluppati villaggi più o meno estesi, talvolta racchiusi da antemurali altrettanto imponenti, anche questi intervallati da torri. Nello stesso contesto, ispirati al megalitismo, sono anche gli edifici legati al campo funerario e i luoghi di culto, pur con tutti i mutamenti della religiosità che si possono supporre nell’ampia fase nuragica.

Le “tombe di giganti”, così chiamate a livello popolare a causa delle imponenti dimensioni, che nell’immaginario venivano collegate al gigantismo dei defunti, erano in realtà sepolture comunitarie ospitanti anche centinaia di individui e connesse forse al culto degli antenati, davanti alle quali venivano praticati rituali e offerte, spesso al cospetto della rappresentazione di divinità (betili).
Allo stesso modo anche i luoghi di culto e i santuari si articolano in numerose tipologie edilizie tutte improntate al megalitismo: tempi a pozzo, fonti sacre e templi a megaron sono diffusi in tutta la Sardegna a partire dal Bronzo Recente e spesso le differenti tipologie coesistono all’interno dello stesso complesso.

Le tombe di giganti, Li Lolghi – Arzachena (SS) 

La religiosità delle genti nuragiche è qui rappresentata al suo massimo grado dall’enorme numero di ex voto figurati in bronzo – i cosiddetti “bronzetti” di cui la mostra darà conto con alcuni reperti di grandissimo interesse – che riproducono figure umane, maschili e femminili nei diversi ruoli della società, ma anche animali, oggetti e persino edifici. Proprio la produzione della bronzistica figurata offre uno spaccato vivace della società nuragica, del vestiario, della gestualità, delle armi, dei sistemi alimentari; mentre la presenza di collane e vaghi in ambra, rinvenuti negli scavi degli ultimi trent’anni in tanti santuari della Sardegna, testimonia stretti collegamenti dell’Isola non solo con il mondo mediterraneo, ma anche con le reti commerciali e culturali della Penisola e dell’Europa centrale.

Anche nell’Età del Ferro (I millennio a.C.), in una società in cui si sono profondamente modificate le dinamiche sociali, economiche e costruttive, i nuraghi, pur non edificati da vari secoli, continuano a essere centrali nell’immaginario collettivo quale simbolo di un passato mitico in cui tutta la popolazione dell’Isola si riconosce.
Finito il tempo degli ingegnosi e arditi costruttori di torri nuragiche, si diffondono dunque le miniature di tali edifici, in pietra, ceramica, bronzo e anche in materiali deperibili, utilizzate probabilmente come altari in rituali collettivi e rinvenuti infatti al centro di edifici megalitici intesi come “capanne delle riunioni”.

 Menhir di Biru ‘e Concas – sorgono (NU) 

È questo il momento in cui alcuni gruppi emergono sugli altri e si formano le prime aristocrazieA Mont’e Prama una di queste si autorappresenta e si autocelebra con un complesso scultoreo unico nel suo genere, composto da quasi 40 imponenti statue in pietra di Guerrieri, Arcieri e Pugilatori, oltre a modelli di nuraghe e betili. Per la nuova società, il tempo lontano degli eroi era oggetto di venerazione e di richiamo identitario.
Evento irripetibile è il prestito di una delle celebri sculture di Mont’e Prama da parte del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari per questa storica esposizione internazionale: un “Pugilatore” alto con piedestallo 190 cm e pesante circa 300 kg.
Rinvenute in frammenti a partire dagli scavi del 1975-1979 e ricomposte grazie a interventi di restauro di eccezionale delicatezza e dai risultati sorprendenti (i primi nel 2007-2011), queste imponenti statue, nelle loro raffigurazioni schematiche realizzate secondo uno stile convenzionale d’impronta geometrica, non trovano paragoni nel variegato patrimonio artistico e monumentale della Sardegna e ancora sono aperte a diverse interpretazioni.

Donna seduta con figlio, bronzo, Santa Vittoria di Serri, Età del ferro. Cagliari, Museo Archeologico Nazionale. 
Unguentario. Ceramica , Orulu (Orgosolo), Età romana;
Nuoro, Museo Archeologico Nazionale G. Asproni.

Un dato tuttavia è certo: la civiltà nuragica era ormai al tramonto.
Nonostante questo, il suo retaggio continuerà ad essere leggibile attraverso i secoli, malgrado il mutare dell’orizzonte semantico: dapprima con l’arrivo dei Fenici attestati lungo le coste sarde a partire dal IX secolo a.C, quindi con la presa dell’Isola da parte di Cartagine, alla fine del VI secolo, e poi con l’arrivo dei Romani.
Anche dopo la conquista romana (238 a.C.) l’eredità nuragica appare leggibile, come testimoniano i resti della cultura materiale in mostra e in alcuni casi le fonti epigrafiche che ci restituiscono una onomastica prelatina.
Persino in età medievale i nuraghi e addirittura le “domus de janas” sono ancora oggetto di riutilizzo e molti villaggi medievali si addensano intorno alle torri nuragiche. Un mondo in evoluzione che non dimentica le sue origini.

La mostra è promossa dalla Regione Sardegna-Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio con il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e la Direzione Regionale Musei della Sardegna, con il Patrocinio del MAECI e del MIC, la collaborazione della Fondazione di Sardegna e il coordinamento generale di Villaggio Globale International.

Per informazioni: mostrainternazionalesardegna.it

Photo Credits:
MiC – Direzione Regionale Musei Sardegna
MiC – Museo Archeologico Nazionale di Cagliari
Luigi Corda Photographer
Foto di Giovanni Alvito – TERAVISTA

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