bronzi romani Renai di Signa

MOSTRE / I frammenti in bronzo di età romana dell’Isola dei Renai: un enigma tuttora irrisolto

Al Mulino di Gonfienti di Prato in mostra l’enigmatica serie di bronzi di età romana riemersi nel 2011 in circostanze misteriose. Provenienti dall’area dell’Isola dei Renai nel Comune di Signa, appartenevano a diversi gruppi scultorei il cui soggetto esatto resta al momento ignoto. Il restauro ne ha svelato appieno la squisita fattura e l’eccezionale qualità, segno di committenza elevata. Probabilmente furono defunzionalizzati e ridotti in frantumi per essere avviati alla fusione. Gli studi sono tuttora in corso.

bronzi romani Renai di Signa

Mano sinistra con anulus di statua maschile appartenente al gruppo di bronzi provenienti dai Renai di Signa (foto: SABAP FI)

Nel 2011 il Comando Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze consegnò all’allora Soprintendenza Archeologica della Toscana un gruppo di bronzi di età romana. Incerta la provenienza, tranne un generico riferimento alla zona dell’Isola dei Renai nel Comune di Signa. Il ritrovamento parve subito eccezionale: si trattava di un gran numero di parti anatomiche umane ed equine, sezioni di panneggi di vesti e frammenti di una lastra con cornice mondanata, probabilmente appartenenti a diversi gruppi scultorei. Alcuni mostravano chiari segni di danneggiamenti volontari: erano stati, cioè, smantellati per essere avviati, verosimilmente, alla fusione in vista di un nuovo utilizzo. Difficile stabilire con esattezza di che gruppi scultorei si trattasse e cosa raffigurassero di preciso: il recupero, problematico e avvenuto in momenti diversi, aveva purtroppo comportato la perdita di dati fondamentali per l’inquadramento stilistico-tipologico dei bronzi. Sembrava però molto probabile che i manufatti, tutti di qualità molto elevata, provenissero dal territorio fiorentino, pur mancando purtroppo qualsiasi informazione sul contesto.

Alcuni di questi dubbi sono stati parzialmente risolti dal recente restauro dei frammenti, che ha costituito l’occasione per uno studio approfondito e interdisciplinare i cui risultati sono esposti nella mostra Dilacerata Signa. Frammenti di statuaria romana in bronzo dai Renai di Signa, in corso dal 24 settembre presso il Mulino di Gonfienti a Prato. Altre risposte verranno, si spera, dagli studi sui manufatti, al momento ancora in corso.

Enigmi irrisolti

I ventotto frammenti bronzei presentati nella mostra, a cui si aggiungono due repliche appositamente realizzate per l’occasione di analoghi reperti conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, costituiscono un gruppo di eccezionale rilevanza per concentrazione e qualità artistica. Si tratta di parti anatomiche umane (tre braccia, una gamba, un piede) ed equine (due porzioni di criniera e due di fianco), sezioni di panneggi (undici elementi in totale) e sette frammenti di una lastra con cornice modanata. L’obiettivo del recente restauro è stato in primis quello di comprendere le eventuali associazioni fra i frammenti, nel tentativo di circoscrivere gli originari monumenti o gruppi scultorei e ricostruirne l’aspetto originario: un’impresa decisamente ardua, dato che le statue non sono complete. Una cosa, per ora, è certa: al contrario di quanto ipotizzato a prima vista, i frammenti non appartengono a un solo gruppo statuario ma a sculture diverse. Soltanto in alcuni casi i margini combaciano e quindi i pezzi possono essere associati fra di loro e attribuiti a una medesima opera. In altri casi la comune appartenenza è plausibile per via delle affinità stilistiche, della rispondenza delle reciproche proporzioni e dalla presenza di analoghi dettagli tecnologici (doratura, tasselli, riparazioni, giunzioni ecc.). Alcuni pezzi isolati, infine, sono di ben più difficile interpretazione.

In ogni caso, le indagini scientifiche condotte durante il restauro sui residui di terre di giacitura presenti sulle superfici hanno confermato che i pezzi sono rimasti a lungo in depositi alluvionali, riconducibili ad ambienti fluviali o lacustri, compatibili con l’area dell’Isola dei Renai.

“Restano però ancora da chiarire – si legge nella nota diffusa dalla Soprintendenza – le cause che hanno portato all’accumulo di bronzi di tale qualità e quantità in questo territorio. Alcuni di essi mostrano, come accennato, inequivocabili segni di danneggiamenti volontari e di defunzionalizzazione, il che potrebbe indicare che si tratti di materiale selezionato già in antico in vista di un possibile riutilizzo del bronzo”.

Committenza di rango elevato

Durante la fase della pulitura delle superfici i restauratori hanno rimosso materiali di varia natura – come spesse concrezioni e patine di alterazione – che impedivano di leggere appieno le superfici. Un procedimento che ha portato alla scoperta, in alcune statue, di estese aree di doratura, peraltro in ottimo stato di conservazione. La possibilità di ispezionare in maniera analitica le superfici interne ha inoltre dato agli studiosi l’opportunità di ricostruire i dettagli relativi al processo di produzione delle sculture. La maggior parte dei frammenti, è emerso, fu realizzato da officine di notevole competenza tecnica, confermando quindi una committenza di rango molto elevato: cosa del resto intuibile anche dal tipo di soggetti rappresentati.

La presenza in questa parte del territorio toscano di manufatti di questo tipo e di così alta qualità si può spiegare considerando il ruolo cruciale dell’Arno come via di scambio e comunicazione. Gli studi più recenti lasciano infatti ipotizzare che il sito dell’attuale Comune di Signa sia stato occupato, fin dall’epoca antica, da un insediamento a vocazione commerciale con funzione di emporio lungo il fiume, che collegava la costa pisana con l’entroterra fiorentino e fiesolano, a ulteriore conferma dell’importanza fondamentale dell’Arno come via di scambio e comunicazione

Il Mulino di Gonfienti, sede della mostra.

La mostra al Mulino di Gonfienti resterà aperta fino a data da definire. La visita è gratuita ma è richiesta la prenotazione. Per informazioni si può chiamare il numero 335-1449826.

Per raggiungere il complesso del Mulino (Autostrada A11 – uscita Prato EST): seguire le indicazioni per il Museo Pecci, superare il Museo e percorrere viale della Repubblica fino al ponte sul fiume Bisenzio; dopo il ponte, girare a destra e percorrere la strada fino al varco dell’Interporto, girare a sinistra, superare il bar “Evason” ed entrare nel parcheggio antistante. Il Complesso del Mulino si trova in fondo al parcheggio

Scarica la mappa per arrivare al Mulino di Gonfienti

Scarica il dépliant della mostra

Fonte: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato

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