SCOPERTE / Dall’acropoli di Velia spuntano i resti del tempio arcaico di Atena insieme a elmi ed armi della battaglia di Alalia (VI secolo a.C.) [FOTO, VIDEO]

Straordinarie scoperte dal sito archeologico di Velia, l’antica città di Elea fondata dai profughi greci di Focea nel VI secolo a.C. su un promontorio tra Punta Licosa e Palinuro, oggi nel comune di Ascea, in provincia di Salerno. Dagli scavi in corso sono riemersi i resti del primo tempio dedicato ad Atena e, al suo interno, elmi ed armi offerte alla dea dopo la battaglia di Alalia, combattuta tra il 541 e il 535 a.C. circa al largo del mar Tirreno, tra la Corsica e la Sardegna, dagli stessi Focesi contro una coalizione di Cartaginesi ed Etruschi.

di Redazione (foto e video: ©MiC)

Lo scavo visto dall’alto


Straordinarie scoperte dal sito archeologico di Velia, l’antica città di Elea fondata dai profughi greci di Focea nel VI secolo a.C. su un promontorio tra Punta Licosa e Palinuro, oggi nel comune di Ascea, in provincia di Salerno. Dagli scavi in corso sono riemersi i resti del primo tempio dedicato ad Atena e, al suo interno, elmi ed armi offerte alla dea dopo la battaglia di Alalia, combattuta tra il 541 e il 535 a.C. circa al largo del mar Tirreno, tra la Corsica e la Sardegna, dagli stessi Focesi contro una coalizione di Cartaginesi ed Etruschi.

L’antica Elea, che deriva il suo nome dalla sorgente locale Hyele, fu fondata intorno al 540 a.C. da un gruppo di esuli provenienti dalla città greca di Focea, nell’attuale Turchia, occupata dai Persiani. La città, nota nel V secolo a.C. soprattutto per le figure di Parmenide e Zenone, fondatori della scuola filosofica eleatica, raggiunse un periodo di grande sviluppo in età ellenistica e in gran parte dell’età romana (fine IV a.C. – V secolo d.C.), quando il suo nome viene modificato in Velia. Con il Medioevo l’abitato si ritirò sull’Acropoli, dove sorse un castello. Qui dell’abitato antico sono oggi parzialmente conservati un teatro, costruito in età romana sui resti di un altro più antico, e il tempio di Athena, mentre al Medioevo appartengono la Torre angioina, resti di mura e due chiese, la cappella Palatina e la chiesa di Santa Maria.

Gli archeologi al lavoro

Gli archeologi del Parco Archeologico Paestum e Parco Archeologico di Velia hanno riportato alla luce, nel corso della campagna di scavi appena conclusasi, resti di muri realizzati con mattoni crudi, intonacati e fondati su zoccolature in blocchi accostati in poligonale, una tecnica utilizzata anche per le abitazioni di età arcaica rinvenute lungo le pendici dell’acropoli. Tali testimonianze disegnano un edificio rettangolare lungo almeno 18 metri ed ampio 7. La porzione interna della struttura è pavimentata con un piano in terra battuta e tegole, sul quale, in posizione di crollo, sono stati rinvenuti elementi dell’alzato, ceramiche dipinte, vasi con iscrizioni “IRE”, ovvero “sacro”, e numerosi frammenti metallici pertinenti ad armi e armature, tra cui due elmi, uno calcidese ed un altro di tipo Negau, in ottimo stato di conservazione.
I risultati della ricerca consentono di far luce sulle più antiche e lacunose fasi di vita della città, fondata come detto intorno al 540 a.C. dai coloni Focei provenienti dall’Asia Minore.


«I rinvenimenti archeologici presso l’acropoli di Elea-Velia lasciano ipotizzare una destinazione sacra della struttura», dichiara il Direttore Generale dei Musei e Direttore Avocante del Parco Archeologico di Paestum e Velia, Massimo Osanna. «Con tutta probabilità – prosegue Osanna – in questo ambiente vennero conservate le reliquie offerte alla dea Athena dopo la battaglia di Alalia, lo scontro navale che vide affrontarsi i profughi greci di Focea e una coalizione di Cartaginesi ed Etruschi, tra il 541 e il 535 a.C. circa, al largo del mar Tirreno, tra la Corsica e la Sardegna. Liberati dalla terra solo qualche giorno fa – dice Osanna – i due elmi devono ancora essere ripuliti in laboratorio e studiati. Al loro interno – ipotizza Osanna – potrebbero esserci iscrizioni, cosa abbastanza frequente nelle armature antiche, e queste potrebbero aiutare a ricostruire con precisione la loro storia, chissà forse anche l’identità dei guerrieri che li hanno indossati. Certo si tratta di prime considerazioni – aggiunge Osanna – che già così chiariscono molti particolari inediti di quella storia eleatica accaduta di più di 2500 anni fa».

L’elmo di tipo Negau ritrovato sul sito

Un altro elmo, di tipo calcidese, ritrovato a Velia

Gli scavi hanno chiarito inoltre la cronologia del principale tempio della città dedicato alla dea Athena. La costruzione del tempio maggiore, almeno di una sua prima fase, deve collocarsi cronologicamente dopo la struttura sacra riportata alla luce in questi ultimi mesi. In seguito, in età ellenistica, l’intero complesso riceverà una completa risistemazione con la realizzazione di una stoà monumentale che cingerà il tempio maggiore ed il piano di uso si eleverà a coprire tutte le fasi precedenti.

Lo scavo, sullo sfondo la Torre Angioina.


«La struttura del tempio più antico risale al 540-530 a.C., ovvero proprio gli anni subito successivi alla battaglia di Alalia – fa notare Osanna – mentre il tempio più recente, che si credeva di età ellenistica, risale in prima battuta al 480-450 a. C., per poi subire una ristrutturazione nel IV secolo a C. È possibile quindi che i Focei in fuga da Alalia – suppone Osanna – l’abbiano innalzato subito dopo il loro arrivo, com’era loro abitudine, dopo aver acquistato dagli abitanti del posto la terra necessaria per stabilirsi e riprendere i floridi commerci per i quali erano famosi. E alle reliquie da offrire alla loro dea per propiziarne la benevolenza – conclude Osanna – aggiunsero le armi strappate ai nemici in quell’epico scontro in mare che di fatto aveva cambiato gli equilibri di forza nel Mediterraneo».
In considerazione dei risultati importanti delle nuove ricerche saranno programmate dal Parco nuove indagini per ricostruire la storia della colonia greca.

Fonte: MiC

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