Terminata la terza campagna di scavo a Lio Piccolo (Venezia) condotta dal Dipartimento di Studi Umanistici di Ca’ Foscari e guidata dal prof. Carlo Beltrame. Il ritrovamento è considerato raro: in ambiente lagunare è uno dei pochissimi di questo tipo mai tornato alla luce.


Frammenti musivi emersi dallo scavo (foto: ©Ca’ Foscari)

Una preziosa gemma di agataincisa con una figura mitologica, è stata ritrovata nei giorni scorsi durante la terza campagna di scavo archeologico sul sito sommerso di età romana a Lio Piccolo (Cavallino-Treporti) condotta dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari Venezia sotto la direzione del prof. Carlo Beltrame, assistito dalla dott.ssa Elisa Costa, e con il supporto tecnico dell’impresa Idra di Venezia.

Un simile ritrovamento avvalora l’ipotesi che si tratti di un sito frequentato da romani benestanti, forse proprio di quella villa che è stata ipotizzata da altri. “In ambiente lagunare si tratta di un ritrovamento piuttosto raro, a oggi abbiamo notizia di altre due gemme preziose ritrovate a Torcello e presso Barena del Vigno”, afferma il prof. Beltrame.

Gli archeologi indagano il sito subacqueo (foto: ©Ca’ Foscari)

Lo scavo è stato eseguito in regime di concessione del Ministero della Cultura Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna (referente dott. Alessadro Asta) e con la collaborazione del Comando della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Venezia. La campagna è stata finanziata dal progetto CHANGES “Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society”, parte del PNRR, in cui l’Università Ca’ Foscari è partner dello Spoke 1 “Historical Landscapes, Traditions and Cultural Identities” coordinato dall’Università Aldo Moro di Bari, e dal Comune di Cavallino Treporti.

La gemma incisa  con una figura mitologica trovata a Lio Piccolo (foto: ©Ca’ Foscari)

Le indagini subacquee hanno permesso di conoscere meglio la struttura con base di mattoni sesquipedali e pareti in tavole di legno di quercia del I – II secolo d.C. adibita alla conservazione di ostriche. La vasca, che giace a -350 cm sul livello medio del mare, contiene ancora centinaia di molluschi al suo interno ed è munita di paratoia in legno che doveva dividerla in almeno due ambienti. 

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La collaborazione scientifica con il biologo Davide Tagliapietra (CNR-ISMAR) e il geologo Paolo Mozzi (Università degli studi di Padova) ha permesso di indentificare questa struttura come un bacino per la conservazione prima del consumo, più che per l’allevamento, delle ostriche presumibilmente sepolto dai sedimenti lagunari per un evento improvviso.

Unico confronto possibile con questa singolare struttura è l’imponente peschiera, munita di piccolo ambiente per la conservazione di ostriche, scavato nel sito romano di Lac de Chapelles, port la Nautique, presso Narbonne.

Lo scavo in corso (foto: ©Ca’ Foscari)

“A fianco di questo impianto sono presenti una pavimentazione in mattoni posata su pali, moltissimi frammenti di affresco di pregio e alcuni frammenti di mosaico bianco e nero che, negli anni Ottanta, hanno spinto lo scopritore di questo sito, l’archeologo amatore Ernesto Canal, ad interpretarlo come una villa di pregio – aggiunge il prof Beltrame – La vasca e i piani pavimentali offrono un marker prezioso, perché ben datato, per lo studio delle variazioni del mare e della subsidenza locale”.

“L’archeologia sta continuando a darci risposte scoprendo le nostre radici. Il ritrovamento della preziosa gemma di agata è un altro tassello che conferma l’importanza di continuare a finanziare progetti di ricerca al fine di delineare un’identità al passato del territorio e della comunità di Cavallino-Treporti – afferma l’assessore alla cultura Alberto Ballarin -. La collaborazione con il prof. Beltrame si sta concretizzando anche con la divulgazione scientifica delle scoperte archeologiche subacquee della laguna nord. Ci fa molto piacere che abbia colto il nostro invito a partecipare agli incontri pubblici con la cittadinanza per condividere l’esperienza e l’attività degli scavi”.

Alle indagini hanno partecipato dottorande, dottorandi nonché studentesse e studenti di archeologia marittima che hanno avuto l’opportunità di fare esperienza di scavo e di documentazione subacquea.

Fonte: Comunicato Ca’ Foscari

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