SCOPERTE / Una borsa e pochi averi: ecco il tesoro dell'”ultimo fuggiasco” di Ercolano [FOTO / VIDEO]

Dopo il ritrovamento dello scheletro di un uomo sull’antica spiaggia di Ercolano – ribattezzato “L’ultimo fuggiasco” -, lo scavo ha riportato alla luce una piccola borsa con i suoi averi accanto alla vittima. L’analisi antropologica dei resti, così come del contesto archeologico e vulcanologico, forniranno informazioni cruciali per ricostruire gli ultimi istanti di vita e della morte di questo antico ercolanese e, più in generale, il quadro d’insieme di ciò che accadde in quel fatidico giorno del 79 d.C.

di Redazione (foto: ©Parco Archeologico Ercolano)

Lo scheletro dell’ultimo fuggiasco dell’eruzione del 79 d.C., ritrovato di recente in una campagna di scavo sull’Antica Spiaggia di Herculaneum, aveva una borsa a tracolla contenente diversi tipi di materiali, oggetti di uso comune connessi tra loro, che ora saranno attentamente studiati in laboratorio per poi essere sottoposti a restauro. A rivelarlo è stato il direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, durante una conferenza stampa tenutasi ieri, alla quale hanno preso parte anche gli archeologi e i restauratori dell’Herculaneum Conservation project e Giovanni Di Blasio, direttore generale Grande Progetto Pompei.

(foto: ©Parco Archeologico Ercolano)

La vittima – si legge nella nota redatta da Pier Paolo Petrone, antropologo forense dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” – è un uomo di circa 40/45 anni di età dalla corporatura robusta; è stato trovato in posizione supina, ma doveva essere in piedi al sopraggiungere del primo flusso piroclastico. Rivolto verso la città, di certo vide arrivare l’enorme nuvola di cenere e gas bollenti, un attimo prima di essere ucciso all’istante e abbattuto dall’ondata di calore che scendeva dal vulcano a centinaia di chilometri l’ora. Poi galleggiò tra i flutti insieme ai legni che provenivano dagli edifici della città, anch’essi trascinati sull’antico litorale.

(foto: ©Parco Archeologico Ercolano)

Il fuggiasco si trovava probabilmente in riva al mare o nelle aree della città soprastante. Sul perché si trovasse lì e non nei fornici, dove è stata scoperta la maggior parte delle oltre 300 vittime già note, per ora è possibile solo formulare ipotesi. Le altissime temperature del flusso che lo investì provocarono l’evaporazione immediata dei tessuti e lo scheletro fu imprigionato nella massa di cenere, gas e detriti: il cranio e le ossa della vittima sono fortemente annerite e recano numerose fratture indotte dal calore.

(foto: ©Parco Archeologico Ercolano)

Di particolare interesse è una cassettina in legno, una sorta di borsa a tracolla, ritrovata vicino al fuggiasco. Gli archeologi hanno rinvenuto anche pezzi di stoffa, tracce di finitura in oro di notevole interesse storico ma di complessa rimozione: per questo motivo gli archeologi procederanno con uno stacco del pane di terra sottostante per poi proseguire in laboratorio al recupero e all’esame della cassettina; quindi, seguirà una fase di indagini di ciò che vi è contenuto e alla pulitura che porterà infine a un intervento di restauro.

La cassettina del fuggiasco è però solo uno dei reperti di legno trascinati dal flusso piroclastico ritrovati negli ultimi mesi sull’Antica Spiaggia. Durante lo scavo gli archeologi hanno infatti riportato alla luce arbusti, radici di alberi ad alto fusto, grandi travi – lunghe fino a 5 metri -, frammenti di cornici e pannelli appartenenti probabilmente a controsoffitti e alle coperture degli edifici, oltre ad assi di legno – tra cui una lunga più di 10 metri – puntoni e altri elementi forse di barche. Tutto questo rende gli scavi di Ercolano unici al mondo.

(foto: ©Parco Archeologico Ercolano)

Lo studio transdisciplinare che sarà compiuto sul “fuggiasco” permetterà di rivelare importanti dettagli sulle ultime ore di questa e delle altre sfortunate vittime dell’eruzione. Sui resti verranno effettuati rilievi laser scanner a luce strutturata integrati a rilievi fotogrammetrici che permetteranno la restituzione realistica tridimensionale dei reperti, essenziale sia per la successiva realizzazione di una copia anch’essa in 3D fedele sia dello scheletro che del contesto di rinvenimento. Ciò renderà possibile non solo la precisa documentazione archeologica del ritrovamento, ma anche e opere di restauro propedeutiche alla sua conservazione.

(foto: ©Parco Archeologico Ercolano)

“Empatia – commenta il direttore Sirano – è il termine che esprime il sentimento provato nel momento in cui ho visto il ritrovamento; poter associare con certezza un oggetto personale alla vittima che lo stringeva letteralmente su di sé, trasmette a pieno il senso di umanità che ancora si respira ad Ercolano e lo studio di un contesto indisturbato ci condurrà verso una serie di approfondimenti che racconteranno tanto del passato di questa città. Si tratta di una nuova tessera del mosaico di informazioni che rendono Ercolano unica nel mondo antico: un luogo che trasmette istantanee dal passato anche dagli angoli più impensabili. Da Ercolano provengono negli anni recenti reperti di assoluto valore artistico come la testa di Amazzone dalla Basilica Noniana e gli elementi del cassettonato in legno della casa del Rilievo di Telefo, che conservano il colore originario. Ma questo stesso luogo ha restituito anche elementi della cultura materiale umili, come i 700 e più contenitori con sedimenti dal collettore fognario della Palestra, ma in grado di illuminare aspetti inediti della vita quotidiana: dagli scarti delle cucine alla dieta e alle prelibatezze amate dagli antichi ercolanesi e persino offrono informazioni sulle infezioni che affliggevano gli abitanti del caseggiato”.

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