ARCHEOLOGIA / Un sarcofago di piombo getta nuova luce sulla piana di Lucca nella Tarda antichità

Il sarcofago di piombo, contenente i resti di un uomo adulto, è emerso nel 2015 nell’area dell’Ospedale San Luca, tra San Filippo e Antraccoli, nel Lucchese. Databile alla Tarda Antichità, il reperto, unico per molti aspetti, ha consentito lo studio dei pollini e conservava un rarissimo frammento di stoffa. Ora, terminato il restauro, sarà esposto al Museo nazionale di Villa Guinigi.

Nel 2015 durante i lavori di archeologia preventiva nell’area dell’Ospedale San Luca, tra San Filippo e Antraccoli, è emerso un sarcofago in piombo che getta nuova luce sul periodo della Tarda Antichità nella piana di Lucca. Il reperto è unico per molti aspetti: per la materia di cui è composto, per la completezza e il tipo di analisi svolte su di esso, per lo studio dei pollini al suo interno e per la conservazione, rarissima, di un frammento di stoffa.

Il sarcofago, dopo anni di studi e restauri, entrerà a far parte dell’esposizione del Museo nazionale di Villa Guinigi dove sarà presentato, giovedì 24 novembre 2022, alle 16 da Angela Acordon Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara, Stefano Casciu Direttore regionale musei della Toscana, Luisa Berretti Direttrice Museo nazionale di Villa Guinigi, Giulia Coco già curatrice del Museo nazionale di Villa Guinigi e Neva Chiarenza, Funzionario Archeologo della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara.

Gli scavi archeologici condotti in concomitanza con la creazione della viabilità del nuovo ospedale San Luca hanno portato alla luce una più antica sistemazione stradale, che collegava Luca a Florentia, e due sepolture. Da una di queste viene il sarcofago, ottenuto con “fogli” di piombo lunghi circa 2 m e spessi circa 1 cm, piegati e saldati tra loro, a creare cassa e coperchio. Il reperto è un unicum nel territorio toscano, infatti i soli ritrovamenti finora noti in Italia si concentrano soprattutto nelle regioni settentrionali, benché la pratica di proteggere le salme in una cassa di piombo si diffonda dall’Oriente nelle province occidentali dell’impero romano fin dal II secolo d.C.

Il restauro, resosi necessario per l’estrema fragilità che il metallo ha raggiunto dopo secoli sotto terra, ha dato il via ad una serie di analisi di laboratorio, svolte sia sullo scheletro sia sul sarcofago, che sono andate a completare il quadro di conoscenze a cui lo scavo aveva dato inizio.

L’intervento ha coinvolto un’équipe multidisciplinare, che sotto la direzione della Soprintendenza di Lucca e Massa Carrara, ha visto all’opera la restauratrice Carmela Sirello (Torino), l’architetto Massimo Venegoni (Studio Dedalo – Torino), il professor Angelo Agostino (chimico – Università di Torino), il professor Antonio Fornaciari (antropologo – Università di Pisa), il dottor Alessandro Giannoni (archeologo – Lucca), il dottor Rémi Corbineau (palinologo – Université de Rennes), il dottor Daniele Arobba (archeobotanico – Museo Archeologico del Finale) e la dott.ssa Valeria Mongelli (antropologo).

Il radiocarbonio conferma la datazione alla Tarda Antichità (333 -543 d.C), mentre lo studio di ossa e denti delinea il ritratto di un uomo adulto di 40-45 anni, alto circa 168 cm, proveniente dall’area di Lucca e abituato ad una dieta bilanciata, senza eccesso di carne. Sappiamo anche che trascorreva buona parte delle sue giornate in posizione accovacciata, forse in relazione ad un’attività lavorativa.

Durante lo studio dello scheletro è stato recuperato un altro reperto rarissimo per periodi così antichi: un frammento del sudario, inglobato in una zolla di argilla. L’analisi al microscopio ha rivelato i dettagli della trama e dell’ordito, mostrando un filato di origine vegetale (probabilmente canapa) e alcuni rammendi.

Intorno alla testa del defunto, inoltre, era stato deposto un insieme di fiori e piante, rintracciati grazie all’analisi dei pollini presenti all’interno della cassa: camomilla, astro, garofano e silene.

Lo studio chimico del sarcofago ha infine chiarito come il piombo abbia reagito con l’acqua e il terreno circostante fino a mineralizzarsi, perdendo plasticità e diventando rigido e fragile.

Tutte le analisi svolte hanno permesso di raggiungere una rara completezza di documentazione, ma hanno anche guidato le fasi di restauro e di allestimento, con la scelta di esporre il sarcofago con il coperchio sospeso ed il frammento di tessuto accanto alle immagini del microscopio, passando per una serie di interventi di consolidamento e pulitura e con una attenta valutazione sugli aspetti della comunicazione al pubblico.

Fonte: Musei nazionali di Lucca

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