MOSTRE / A Napoli tornano i Bizantini: i luoghi, i simboli e le comunità di un impero millenario riletti al MANN attraverso 400 reperti

Curata da Federico Marazzi, la spettacolare esposizione racconta il mondo bizantino dalla rifondazione dell’antica Byzantion da parte di Costantino nel 330, fino alla presa di Costantinopoli con la quarta crociata nel 1204, momento cruciale nel processo di dissoluzione dell’Impero. Tanti i temi approfonditi: la struttura del potere e dello Stato, l’insediamento urbano e rurale, gli scambi culturali, la religiosità e le espressioni della cultura scritta, letteraria e amministrativa. Il tutto grazie a oltre 400 reperti provenienti da Italia e Grecia.

Una suggestiva immagine dell’allestimento (foto di Valentina Cosentino).

Il celebre scrittore inglese Robert Byron attribuiva la grandezza di Bisanzio alla «triplice fusione» di un corpo romano, una mente greca, un’anima orientale e mistica. Una fusione che l’arte e la cultura interpretarono e seppero diffondere attraverso i secoli, come emerge dalla ricchissima mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” che ha inaugurato stamani 21 dicembre al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e resterà aperta fino al 13 febbraio 2023. L’esposizione sviluppa il tema delle fasi storiche successive all’Impero Romano d’Occidente, con un focus su Napoli (città “bizantina” per circa cinque secoli dopo la conquista da parte delle armate guidate da Belisario nel 536 d.C.) e approfondimenti sulla Grecia e sull’Italia meridionale.

Curata da Federico Marazzi (Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli), la mostra sviluppa in quindici sezioni le fasi storiche successive all’impero Romano d’Occidente, dedicando un focus a Napoli (città “bizantina” per circa sei secoli, dopo la conquista da parte di Belisario e le sue armate nel 536 d.C.) e approfondendo i legami fra Grecia e Italia meridionale.

Frammento di un pavimento a mosaico
V secolo
Atene, Museo Bizantino e Cristiano

Il progetto scientifico dell’esposizione è stato sviluppato da un team di studiosi italiani della civiltà bizantina, team guidato dallo stesso Marazzi e composto da Lucia Arcifa, Ermanno Arslan, Isabella Baldini, Salvatore Cosentino, Edoardo Crisci, Alessandra Guiglia, Marilena Maniaci, Rossana Martorelli, Andrea Paribeni ed Enrico Zanini. La mostra, coordinata da Laura Forte (Responsabile Ufficio Mostre al MANN) e organizzata da Villaggio Globale International, è realizzata con il sostegno della Regione Campania (POC Campania 2014-2020) e in collaborazione con l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Il progetto di allestimento è di Andrea Mandara e quello grafico di Francesca Pavese.

Il direttore del MANNA, Paolo Giulierini, all’inaugurazione della mostra (Le foto dell’allestimento sono di Valentina Cosentino)

Diversi i temi affrontati: la struttura del potere e dello Stato; l’insediamento urbano e rurale; gli scambi culturali; la religiosità; le arti e le espressioni della cultura scritta, letteraria e amministrativa. Sono oltre quattrocento le opere esposte, provenienti dalle collezioni del MANN e da prestiti concessi da 57 dei principali musei e istituzioni che custodiscono in Italia e in Grecia materiali bizantini (33 istituti italiani, 22 musei greci isole incluse, Musei Vaticani e Fabbrica di San Pietro). Grazie alla prestigiosa collaborazione con il Ministero Ellenico della Cultura, molti dei materiali in allestimento sono visibili per la prima volta: diversi manufatti sono stati rinvenuti, infatti, nel corso degli scavi per la realizzazione della metropolitana di Salonicco. Altri reperti, concessi in prestito dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Napoli, sono stati ritrovati negli scavi della linea 1 della metropolitana.

Gli oggetti in mostra si distinguono per la varietà di materia e funzione: sculture, mosaici, affreschi, instrumentum domesticum, sigilli, monete, ceramiche, smalti, suppellettili d’argento, oreficerie ed elementi architettonici danno conto di una complessa realtà, connotata da eccellenze manifatturiere e artistiche. Grazie ai simboli dell’Impero d’Oriente, la creatività del mondo antico “transita”, così, verso il Medioevo, con un linguaggio rinnovato dalla fede cristiana e arricchito da innesti culturali iranici e arabi.

L’esposizione è accompagnata da un ricco apparato editoriale: catalogo scientifico (in uscita a gennaio 2023), guida breve, pubblicazione degli itinerari bizantini della Campania e guida dedicata ai bambini.

Dal Bosforo al Mediterraneo

Dopo circa quarant’anni dall’ultima esposizione in Italia, una mostra racconta il mondo affascinante e complesso dell’Impero Bizantino: quell’Impero Romano d’Oriente (Romèi erano chiamati e si autodefinivano i suoi abitanti), sopravvissuto per quasi dieci secoli alla caduta della pars Occidentis, quando il barbaro Odoacre nel 476 riuscì a deporre l’ultimo imperatore d’Occidente, Romolo Augustolo.

Fu allora che Costantinopoli, la città sul Bosforo, l’antica Byzantion rifondata nel 330 dall’Imperatore Costantino come “Nuova Roma”, divenne il centro e il cuore politico, istituzionale e culturale dell’Impero Romano. Un Impero che, di fatto, continuò a vivere fino al 1453 (anno della caduta della capitale in mano ai Turchi di Maometto II), assumendo nel tempo connotati diversi: la lingua greca, ad esempio, era usata per gli atti ufficiali e il Cristianesimo era stato assunto come religione di stato, fondante l’identità dell’Impero.

Questo “mutamento di pelle” indusse gli eruditi, dal Seicento in poi, a cercare un nuovo nome – Impero Bizantino – per indicare una realtà politica che connetteva Oriente e Occidente, contribuendo così innegabilmente non solo alla formazione dell’Europa medievale, ma anche alla genesi dell’Umanesimo. Una volta superati i pregiudizi primo-settecenteschi, che associavano al bizantinismo le negatività di una burocrazia invalidante e di una società statica, il mito di Bisanzio, impero multietnico, è cresciuto in questi ultimi tempi.

Sant’Anastasia
Ultima metà del XIV secolo, Icona
(Provenienza: Naxos)
Naxos,Eforato delle Antichità delle Cicladi

Epoca di trasformazione

Nell’atrio del MANN, sul grande capitello (marmo proconnesio, VII secolo d.C., proveniente da Costantinopoli e conservato al Museo archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa), campeggiano la croce e il chrismón (il monogramma composto dalle lettere greche X-chi e Prho) del nome di Cristo: l’arte e la bellezza sono i principali veicoli per celebrare il trionfo della cristianità.

Accanto a questo manufatto alcuni oggetti simbolici introducono al percorso espositivo che si sviluppa nel Salone della Meridiana: un viaggio nella storia dei Bizantini dal 330 al 1204, anno della quarta crociata, che determinò la conquista latina di Costantinopoli e il momento cruciale nel processo di dissoluzione dell’Impero.

Ecco, dunque, il grande mosaico pavimentale del MANN (oltre 4,5 m di lunghezza), proveniente dal sito archeologico dell’antica colonia romana di Minturnae e caratterizzato da motivi geometrici, figure zoomorfe e vegetali; la lastra con due animali-un pegaso con testa e zoccoli equini e un grifo con testa di uccello e unghie di leone – del Museo archeologico di Cagliari; ilframmento di mosaico pavimentale dalla Basilica di San Severo a Classedal Museo Nazionale di Ravenna, con bordi multicolori e vivaci caratterizzazioni cromatiche.

Mosaico pavimentale
V-VI secolo, calcare
(Provenienza: Minturno (LT))
Napoli, MANN

Nel Salone della Meridiana il visitatore è accolto da opere iconiche: lastatua di un giovane aristocratico romano,che debutta nell’agone politico inaugurando le corse dei carri (il manufatto è in prestito dal Museo Centrale Montemartini), e il busto del pensieroso filosofo greco dal Museo archeologico di Salonicco rappresentano bene, in apertura, un mondo in profonda trasformazione. Presto, infatti, le classi aristocratiche si faranno portavoce di un nuovo sentimento cristiano: l’imperatore non sarà più considerato un dio in terra ma il rappresentante in terra dell’unico Dio e Costantinopoli diverrà la porta di accesso a una nuova dimensione.

In un focus specifico, la mostra ricorda il duraturo intreccio dei destini di Napoli e Bisanzio: un legame stretto dal 536, anno in cui Napoli fu conquistata dalle armate dell’Impero Romano d’Oriente, sino al 1137 quando, dopo la morte dell’ultimo duca Sergio VII, la città si consegnò al re di Sicilia, il normanno Ruggero II.

Busto con ritratto maschile
Metà III (fase iniziale), tardo IV (prima variazione), VI secolo (seconda variazione), marmo
(Provenienza: Salonicco, Antica Agorà)
Salonicco, Museo Archeologico

Un lasso temporale in cui l’attuale capoluogo campano e il suo territorio vissero un duraturo periodo di autogoverno e indiscussa autonomia da dominazioni straniere: dagli anni Trenta del IX secolo, infatti, il controllo imperiale diretto si era indebolito e Napoli, pur continuando a essere formalmente dipendente da Bisanzio, aveva istituito un ducato autonomo, sostenuto dall’aristocrazia locale.

Diversi reperti in allestimento sono testimonianze di queste contaminazioni culturali: epigrafi e iscrizioni greco-cristiane, elementi architettonici con schemi compositivi e simboli della scultura bizantina, anfore che testimoniano floridi e costanti contatti con l’Oriente.

Missorio di Flavius Ardabur Aspar
V secolo, argento
(Provenienza incerta)
Direzione Regionale Musei Toscana,
Firenze, Museo Archeologico Nazionale

Gli splendori della società bizantina

L’esposizione racconta le caratteristiche della società bizantina, servendosi di elementi diversi che amplificano le suggestioni dell’esperienza di visita: in primis, naturalmente, i reperti, ottenuti in prestito da tante prestigiose istituzioni; ancora, i contenuti multimediali, con video che ripropongono la ricostruzione di Bisanzio nel momento del suo massimo splendore, le principali tipologie edilizie e i codici miniati, supporti antichi della scrittura; infine, la grafica di sala, connotata dal colore giallo oro, presenta mappe, linee del tempo, gigantografie e riproduzioni in dettaglio di siti di culto ortodosso, interni di chiese e monasteri, magnifici mosaici delle chiese ravennati e opere iconiche inamovibili.

In allestimento, le sculture e le monete, in particolare dai Musei di Atene e Salonicco e dalle collezioni del MANN, creanouna vera e propria galleria dei ritratti di imperatori: Teodosio, Giustiniano, Basilio II, Giovanni II Comneno e altri ancora.

Bracciale a fascia
IX – X secolo, oro e vetro, smalto cloisonné
(Provenienza: Salonicco, scavo a Dodekanisou Street)
Salonicco, Museo
della Cultura Bizantina

Da non perdere, inoltre,croci greche d’oro e d’argento, bolle, collane, encolpi, croci pettorali e pendenti (tra cui diversi oggetti di particolare interesse, mai esposti prima, provenienti dal Museo Nazionale Romano). Alcuni sigilli di autorità della Chiesa d’Oriente – da Fozio, patriarca di Costantinopoli, a Niceta, arcivescovo di Salonicco – danno conto della forza delle “gerarchie ecclesiastiche” dell’epoca. In mostra si celebra anche il potere del ceto dei burocrati dell’amministrazione imperiale e dell’esercito, celebre grazie all’arma segreta delfuoco greco”: in allestimento vi sono, infatti, le granate in ceramica contenenti i proiettili rinvenuti nel Castello di Santa Maria del Mare, presso Squillace.

Orecchino
VI-VII secolo, oro, perle e pietre preziose
Napoli, MANN

Tra i tanti manufatti esposti è necessario menzionare, inoltre, il grande disco onorario (dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze), concesso dall’imperatrice Galla Placidia al potente generale Flavius Ardabur Aspar per i suoi meriti militari (l’oggetto, quasi due chili d’argento lavorati a bulino, fu rinvenuto nel XVIII secolo nel torrente Cestione e donato al Granduca di Toscana); il famoso elmo ostrogoto del Museo dell’Abruzzo Bizantino ed Altomedievale; il piatto d’argento con emblema figuratoda Isola Rizza del Museo di Castelvecchio di Verona; il pannello affrescato con un santo militarein prestito dal Museo della Cultura bizantina di Salonicco; la figura di soldato rappresentata su una lastra in marmo (frammentaria), proveniente dal monastero delle Blacherne di Arta, nell’Epiro, parte della Collezione archeologica di Paregoretissa. Di gran pregio lagemma in onicecon guerriero che caccia un cinghiale (IV secolo) e ilcammeo in diaspro rossocon San Demetriodella collezione Farnese (X secolo), entrambi appartenenti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Coppia di orecchini a goccia a traforo
VII secolo, oro
Napoli, MANN

Fra le suppellettili della vita quotidiana, accanto a ceramiche invetriate, lucerne, oggetti d’uso comune, vi sono anche: i busti in marmo di due coniugi rinvenuti insieme (inizio del V secolo, dal Museo archeologico di Salonicco); alcune raffinate stele; le corone nuziali in bronzo dal Museo Cristiano e Bizantino di Atene e, soprattutto, ipreziosi gioielli simbolo della raffinatezza e della maestria orafa bizantina.

Diciassette gioielli cuciti come elementi di decoro a una veste
Prima metà del IV secolo, oro
(Provenienza: Salonicco, scavo della metropolitana, stazione Dimokratis)
Salonicco, Eforato delle Antichità della Città

Diciassette gioielli aurei con gemme e pietre preziose formano, intrecciati, un magnifico accessorio d’abbigliamento del IV secolo concesso dall’Eforato delle Antichità di Salonicco. Ancora, tra anelli, orecchini con perle e granati, bracciali, collane con perle di vetro e ametiste, croci e fibule filigranate in oro, spiccano: un preziosissimo bracciale in oro e smalto (IXX secolo da Salonicco); alcune gemme a soggetto cristiano (San Demetrio e Sette dormienti di Efeso),prodotte a Venezia nel XIII secolo, inedite e custodite al MANN; i famosi ‘Ori di Senise’ (seconda metà VII secolo), parte dei quali ricondotti dall’orientamento prevalente della critica a maestranze costantinopolitane.

La ricchezza del corpus espositivo connota tutte le sezioni della mostra, sottolineando le connessioni che l’Impero bizantino creò tra mondo occidentale e orientale.

Pannello musivo con ritratto di papa Giovanni VII
705-707, vetro
(Provenienza: Città del Vaticano, Oratorio di San Giovanni VII )
Città del Vaticano, Fabbrica di San Pietro

A testimoniare l’importanza del sacro nella cultura bizantina si possono ammirare, nel Salone della Meridiana: un pannello dipinto di due metri, con San Giorgio e San Nicola; una bellissima icona di San Anastasia da Naxos; un mosaico con ritratto (705 – 707) e uno con la Lavanda del Bambino,provenienti dall’oratorio dedicato al papa greco Giovanni VII nella Fabbrica di San Pietro. L’allestimento, inoltre, comprendebasi d’altare, calchi in gesso di transetti ravennati, straordinari capitelli, lastre di pulpito, parti di sarcofagi e di iconostasi, ampolle ed epigrafi che giungono da Grecia, Ravenna, Cagliari, Siracusa, Agrigento, Torcello, Gaeta e Cortona; dai Musei Vaticani è concessa in prestito una lastra in marmo bianco in cui compaiono croci sia a rilievo che graffite e incisioni in armeno e latino.

Lastra con aquila che ghermisce una lepre
XI-XII secolo, marmo
Direzione Regionale Musei Campania
Napoli, Museo di San Martino

Quanto mai interessante la presenza di un nucleo di elementi architettonici appartenenti al cosiddettorelitto di Marzememi, una nave affondata lungo la costa sud-orientale della Sicilia, riferibile all’età di Giustiniano (527-565) e probabilmente proveniente da Costantinopoli con un carico destinato alla realizzazione di una chiesa nei territori bizantini d’Italia.

Pluteo con bestiario affrontato
X secolo, marmo
(Provenienza: Isola di San Macario (CA))
Cagliari, Museo Archeologico Nazionale

Non mancano in esposizione gli avori per gli arredi liturgici, tra cui spiccano due placchettedal Museo Medievale di Bologna – una con la “vestizione di Aronne e dei suoi figli”, l’altra con busti di santi – e una formella del XII secolo dal Museo Nazionale di Ravenna, con la dormizione della Verginenell’iconografia consolidatasi dopo il periodo iconoclasta.

Tra le varie sezioni della mostra, non si può non segnalare, infine, quella relativa alla scrittura e alla produzione libraria e documentaria.

Lezionario miniato
Seconda metà dell’XI secolo, pigmenti, foglia d’oro, tavolette di legno rivestite in pelle, carta pergamena

Il permanere in Oriente della macchina burocratico-amministrativa romana e l’alfabetizzazione diffusa hanno consentito da un lato la conservazione delle opere scientifiche, letterarie e filosofiche in greco, giunte a noi proprio grazie a Bisanzio; dall’altro la conoscenza indiretta di testi che non si conservati materialmente, ma sono citati nelle opere degli eruditi bizantini.

Tra le opere esposte sono eccezionali i prestiti dalla Biblioteca Laurenziana di Firenze, da cui giungono un preziosissimo Tetravangelo greco di fine XI-inizi XII secolo, forse già nella biblioteca di Lorenzo il Magnifico – esemplare unico per lo splendido apparato decorativo tra cui risaltano 294 miniature in campo aperto – e una straordinaria miscellanea di testi medici e fisiatrici. La miscellanea, prodotta a Bisanzio nel X secolo con un’elaborata iconografia, è appartenuta alla collezione medicea e per un certo periodo è stata trasferita anche a Roma per volere di Papa Clemente VII. Dalla Grecia, invece, sono concessi in prestito un incredibile Lezionario miniato della metà dell’XI secolo (dall’Eforato di Antichità delle Cicladi) conservato ad Amorgos, e un Rotolo con la divina liturgia di S.Giovanni Crisostomo (XII/XIII sec) dal Museo Cristiano e Bizantino di Atene.

Rotolo contenente la Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo
XII-XIII secolo
Atene, Museo Bizantino e Cristiano

Uno sguardo al presente

La mostra di Napoli getta una sguardo su un mondo che è lo specchio di tutto quanto l’Occidente aveva perduto con il crollo dell’Impero Romano e che avrebbe lentamente e faticosamente riconquistato nei secoli successivi all’anno Mille: tecniche artistiche e produttive, modi di intendere l’estetica degli oggetti, scritti e saperi.

L’esposizione getta luce anche sulle strutture di un impero universale e autocratico macapace, allo stesso tempo, di tenere unita una società multietnica e composita, di cui sono stati eredi sia l’impero zarista che l’Islam sultaniale.

Histamenon di Basilio II
Zecca di Costantinopoli (1005-1025), oro
Napoli, MANN

A partire dalla presa di Costantinopoli anche il sultano ottomano userà il titolo di “imperatore di Roma” e nel suo Impero la cultura romano-bizantina sarà perpetuata di fatto.

La storia ci aiuta sempre a capire il presente: le contrapposizioni successive e molte delle tensioni e dei conflitti, che tutt’oggi interessano quell’area definita da Fernand Braudel “Mediterraneo Maggiore”, hanno di fatto trovato linfa nel vuoto determinato dalla caduta di Bisanzio e dalle ceneri dell’Impero.


INFORMAZIONI

Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario

Napoli, MANN – Museo Archeologico Nazionale
Piazza Museo 18/19
Dal 21 dicembre al 13 febbraio 2023
Orari: 9:00 — 19:30.Chiusura: martedì


Informazioni: mann-napoli.it

©STORIE & ARCHEOSTORIE. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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