ARCHEOLOGIA / La villa romana di Negrar di Valpolicella (VR) svela altri splendidi mosaici

Novità dalla Villa romana dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (VR). Lo scavo, iniziato negli anni Venti del secolo scorso, sta restituendo nuovi ambienti con altri pavimenti musivi. L’area archeologica sarà prossimamente musealizzata.

di Redazione (foto: ©Archivio Fotografico Sabap Verona)

Archeologi al lavoro nello scavo della villa (foto: ©Archivio Fotografico Sabap Verona)

Novità dalla Villa romana dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (VR). Lo scavo, iniziato nel 1922, è stato riavviato dalla Soprintendenza ABAP di Verona nel 2019, mettendo in luce su un’ampia area di proprietà dell’Azienda Agricola Benedetti le strutture residenziali della villa. Particolare rilievo mediatico hanno avuto l’anno scorso i pavimenti mosaicati, ancora straordinariamente conservato di questa villa, che sono ora in corso di restauro e valorizzazione. L’Azienda Agricola Benedetti, si legge nel comunicato diffuso dalla SABAP, si è fatta carico delle prime coperture provvisorie della parte residenziale scavata lo scorso anno, che, oltre alla protezione, renderanno possibile il restauro e la visione pubblica dei mosaici in attesa del completamento dello scavo e della musealizzazione di tutta l’ampia area archeologica mesa in luce, la cui progettazione è affidata al Politecnico di Milano – Polo Territoriale di Mantova.

Ad oggi la villa risulta avere una superficie di 3.500 metri quadrati e una complessa articolazione, con un settore residenziale mosaicato, un cortile centrale delimitato da un portico anch’esso pavimentato a mosaico e un vasto quartiere termale.

Particolare del mosaico affiorato (foto: ©Archivio Fotografico Sabap Verona)

La storia del sito inizia alla fine dell’Ottocento, quando in seguito a vari affioramenti di laterizi, intonaco dipinto e mosaici, nel 1887 fu scoperto, a m 1,25 di profondità, un tratto di mosaico pavimentale; con la prosecuzione dello scavo, ne emersero almeno altri tre che furono acquistati dal Comune di Verona. Il rinvenimento di un altro lacerto musivo nel corso di lavori agricoli, spinse nel 1922 l’allora Soprintendenza alle Antichità a compiere i primi scavi sistematici, che misero in luce nuovi ambienti anch’essi pavimentati a mosaico; un ulteriore ambiente decorato fu riportato alla luce nel 1975 a seguito dello sbancamento per l’edificazione di un’abitazione privata, in un’area adiacente.

Il sito fu identificato come una villa rustica a carattere residenziale e produttivo di media età imperiale (III sec. d.C.). In passato ne era stata esplorata solo una parte del settore residenziale, con la messa in luce di una grande sala rettangolare, affiancata da altri ambienti laterali con pavimentazione musiva e un lungo portico settentrionale. Nella sala centrale vi erano cinque quadri figurati inseriti in riquadri geometrici: un emblema con una scena mitologica al centro, putti in veste d’auriga nei quattro riquadri laterali. I pavimenti degli altri ambienti presentavano invece pregevoli decorazioni geometriche. Sono stati rinvenuti anche numerosi lacerti di intonaco dipinto, varie monete tra cui un sesterzio di Lucio Vero (161-169 d.C.), un piccolo braccialetto, un anello e un ago da cucito in bronzo, un campanello e i piedi di una piccola figura in terracotta con tracce di doratura. Tra le novità degli ultimi interventi, anche alcune lettere incise, ritrovate su un blocco di pietra levigata, che potrebbero forse condurre all’individuazione dei proprietari del complesso: la gens Valeria, una delle famiglie più importanti dell’epoca a Verona, legata alla produzione e al commercio di vino.

Uno dei mosaici già riportati alla luce nei precedenti interventi (foto: ©Archivio Fotografico Sabap Verona)

 A gennaio 2022 lo scavo è ripreso nella nuova area di proprietà della Società Agricola Franchini, che, come già l’Azienda Benedetti, ha messo a disposizione i mezzi e sostenuto le spese per le operazioni preliminari allo scavo nel quadro di uno specifico accordo di valorizzazione pubblico-privato tra la Soprintendenza e i proprietari. Anche questo nuovo intervento è realizzato dalla SAP – Società Archeologica, sotto la direzione scientifica di Gianni De Zuccato della Soprintendenza. Il finanziamento è stato concesso dal Bacino Imbrifero Montano dell’Adige, grazie all’intervento del Comune di Negrar di Valpolicella, che fin dall’inizio ha affiancato la Soprintendenza nelle nuove ricerche nel sito. L’Università degli Studi di Verona – Dipartimento Culture e Civiltà collabora agli scavi e agli studi, mentre l’Accademia di Belle Arti di Verona al restauro conservativo dei mosaici e dei materiali rinvenuti, con cui il Comune di Negrar di Valpolicella ha già attivato un protocollo d’intesa per la valorizzazione culturale del territorio.

Ancora un momento dello scavo (foto: ©Archivio Fotografico Sabap Verona)

La prosecuzione degli scavi, il cui completamento necessita urgentemente di ulteriori contributi finanziari, continua dunque a riservare nuove e sorprendenti scoperte.

Fonte: Comunicato SABAP Verona.

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