ARCHEOLOGIA / La nave romana di Monfalcone potrebbe tornare presto esposta al pubblico

Il relitto, riemerso nel 1972 nei pressi di una villa romana a sua volta scoperta presso l’isola della Punta al Lisert di Monfalcone (Gorizia), era stato esposto, dopo un impegnativo e pionieristico restauro, nel Museo Archeologico Nazionale di Aquileia. Purtroppo, le precarie condizioni di conservazione avevano indotto i conservatori a rimuoverlo dall’esposizione per procedere a nuovi interventi. Ora la direttrice del MAN annuncia che potrebbe tornare presto visibile al pubblico.

Il relitto della nave romana di Monfalcone (immagine da: Associazione Locus Timavi)

Nel 1972, in occasione degli scavi per portare alla luce i resti di una villa romana presso l’isola della Punta al Lisert di Monfalcone (Gorizia), oltre ad un magnifico mosaico raffigurante due delfini, vennero alla luce i resti di un’imbarcazione romana che fu trasferita ad Aquileia per un pionieristico restauro e in seguito musealizzata. Il deteriorarsi delle sue condizioni, tuttavia, ha reso necessario lo spostamento del reperto, attualmente non più esposto. Ma che stando a quanto dichiarato da Marta Novello, direttrice del Museo Archeologico Nazionale aquileiense, in una recentissima conferenza organizzata dalla sezione isontina della Società Friulana di Archeologia e ripresa dalla stampa locale, tornerà presto visibile al pubblico.

In epoca romana nell’area antistante la foce del Timavo si estendeva uno specchio di mare, il cosiddetto Lacus Timavi, caratterizzato da una lunga isola con due alture rocciose. La presenza, testimoniata da Plinio il Vecchio, di sorgenti calde rendeva la zona particolarmente ricercata, tant’è che era la costa era punteggiata da ville con porticcioli annessi, aventi anche funzioni produttive. Una di queste ville sorgeva proprio sull’isoletta, non lontano dalle attuali Terme di Monfalcone, luogo che già in antico ospitava un complesso termale.

I resti della villa, chiamata “villa della Punta”, sono tornati alla luce nel corso delle indagini condotte nel 1970-1973 non lontano dalle Terme. Il complesso residenziale era costituito da una trentina di stanze disposte intorno ad un cortile. A pochi metri di distanza, nella parte nord dell’isola e proprio davanti alla costa. gli archeologi fecero una scoperta di enorme importanza: il relitto di un’imbarcazione adagiato sul fondo roccioso, indizio dell’esistenza di un approdo privato. Della nave, databile come l’edificio residenziale tra il I secolo a.C. ed il II d.C., si conserva quasi per intero il fondo per una lunghezza di circa 11 metri e una larghezza di 3,8 m. Dell’ossatura – si legge nella scheda pubblicata nella versione online della Carta Archeologica del Friuli Venezia Giulia – restano 33 ordinate, costituite da madieri in legno di noce che erano collegati al sottostante fasciame da perni (caviglie) in carpino. La chiglia risulta ricavata da un’unica trave in rovere, così come il paramezzale (lungo 7,3 m.). Questo si incastrava sui madieri grazie ad appositi intagli nella parte inferiore; sopra aveva degli incassi quadrangolari per i pannelli che sostenevano il ponte. Il fasciame fu realizzato con tavole di abete assemblate con la tecnica “a mortase e tenoni” poste a paro, erano congiunte a incastro e fissate tramite caviglie.

La nave (foto: Carta Archeologica del Friuli Venezia Giulia)

All’interno dello scafo si conservavano ancora diversi vasi in ceramica, un paniere di vimini e un recipiente di legno contenente uva, il che qualifica il reperto come un’imbarcazione adibita alla distribuzione commerciale dei prodotti della villa: vino, olio, salse a base di pesce come il celebre garum.


Subito dopo il ritrovamento, il relitto è stato oggetto di complicati interventi di recupero e di restauro condotti dall’allora direttrice del Museo di Aquileia Luisa Bertacchi: rimasto immerso in acqua dolce per ben sette anni, lo scafo fu poi trattato per altri tre con sostanze consolidanti. Le sue condizioni, tuttavia, col tempo si sono deteriorate al punto da spingere i conservatori a spostare il reperto, esposto al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, così da poterne avviare i restauri. Ora l’annuncio della direttrice del Museo sembra aprire alla possibilità che l’imbarcazione possa tornare ad essere ammirata dal pubblico.

Per saperne di più:

AQUILEIA (Ud). Museo Archeologico Nazionale. La nave romana del Lacus Timavi. In: Carta Archeologica online del Friuli Venezia Giulia

Luisa Bertacchi, “L’imbarcazione romana di Monfalcone” in: “Antichità Altoadriatiche X (1976). Studi Monfalconesi e Duinati”, EUT Edizioni Università di Trieste, Trieste, 1976, pp. 39-45

Massimo Capulli, La nave romana di Monfalcone: passato, presente e futuro, in: A. Asta, G. Caniato, D. Gnola, S. Medas (a cura di), Navis 5. Archeologia, storia, etnologia navale. Atti del II Convegno nazionale, Cesenatico, Museo della Marineria, 2014 pp. 361-365.

L’imbarcazione romana di Monfalcone. Scheda sul sito dell’Associazione culturale Lacus Timavi

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