ARCHEOLOGIA / Nella villa imperiale di Posillipo riappare il “salotto” di Pollione, ex amico di Augusto caduto in disgrazia

Un raffinato tappeto di mosaico bianco con una doppia cornice nera a delimitare il salone sul mare di Napoli è riemerso nella Villa imperiale di Pausilypon. Il pavimento fa forse parte dell’edificio realizzato dal primo proprietario, il ricco cavaliere campano Publio Vedio Pollione, commerciante di vini e uomo politico di successo poi caduto in disgrazia. Augusto ne ereditò i beni e trasformò radicalmente la dimora per cancellare ogni traccia dell’ex amico. Gli scavi sono curati dall’Università L’Orientale di Napoli

La Villa imperiale di Posillipo (foto: Armando Mancini – FlickrNapoli – Parco archeologico del Pausilypon
Napoli – Parco archeologico del Pausilypon – CC BY-SA 2.0)

“La nostra è ancora un’ipotesi. Manca ancora una datazione stratigrafica, ma in base allo stile quel salone potrebbe risalire all’età tardo repubblicana o al massimo Augustea”, dice Marco Giglio, dell’Università L’Orientale di Napoli, che ha condotto lo scavo riportando alla luce quella che potrebbe essere stata l’abitazione di Publio Vedio Pollione, commerciante di vini e uomo politico di successo. Un raffinato tappeto di mosaico bianco con una doppia cornice nera a delimitare il salone affacciato a picco sul mare di Napoli. Sparito duemila anni fa, quando la favolosa dimora passò nelle mani di Augusto, è tornato alla luce nella Villa imperiale di Pausilypon un pavimento che potrebbe finalmente raccontare qualcosa del suo primo proprietario, il ricco e feroce cavaliere campano Publio Vedio Pollione, commerciante di vini e uomo politico di successo, vicino all’imperatore fino a quando non lo mise in imbarazzo al punto da meritare, una volta morto, qualcosa di molto vicino alla damnatio memoriae. Tanto che Augusto che ne ereditò i beni, trasformò radicalmente quella villa per cancellare ogni traccia del suo padrone.

Il pavimento a mosaico appena scoperto (foto: Università L’Orientale di Napoli)

Le novità, dopo due millenni di storia e almeno due secoli di ricerche archeologiche, arrivano oggi da uno scavo che l’archeologo Marco Giglio, dell’Università L’Orientale di Napoli, ha condotto con la concessione del ministero della Cultura e in accordo con la soprintendenza all’Archeologia, belle arti e paesaggio del comune campano, impegnata in un progetto di valorizzazione del parco archeologico di Posillipo. Sotto agli ambienti di servizio delle terme è emerso un pavimento fatto di minuscole tessere bianche con una cornice nera che apparteneva a un grande salone affacciato sul mare. Augusto regnò dal 27 a. C., Pollione è morto dodici anni dopo quella data, nel 15 a.C., ed è allora che la sua favolosa villa napoletana è passata nelle mani dell’imperatore. Che trasformò quel luogo il cui nome in greco significa “libero dagli affanni” in una specie di città imperiale, un paradiso com’era stata la villa di Pollione, ma degno dell’imperatore che voleva essere e consono alla morale che voleva imprimere al suo regno. Al posto del salotto con vista in cui Pollione intratteneva gli ospiti e faceva sfoggio dei suoi beni, ordinò di sistemare le terme, anzi i locali di servizio per la sua personale spa. Chissà, forse ancora una volta, a marcare le distanze da quello scomodo ex amico.

Gli studenti dell’Unior al lavoro in questi giorni per la documentazione e lo scavo di una grande cisterna per la raccolta dell’acqua, forse riserva idrica delle terme della villa. (foto: Università L’Orientale di Napoli)

Oltre alla villa, il Parco Archeologico Ambientale del Pausilypon – cui si accede attraverso l’imponente Grotta di Seiano, traforo di epoca romana lungo più di 700m che congiunge la piana di Bagnoli con il vallone della Gaiola – conserva i resti del Teatro, dell’Odeion e di alcune sale di rappresentanza della villa, le cui strutture marittime  fanno oggi parte del limitrofo Parco Sommerso di Gaiola, su cui si affacciano i belvedere a picco sul mare del Pausilypon. L’amenità e la bellezza dei luoghi, il clima mite, la natura lussureggiante, furono alcuni dei fattori che a partire dal I secolo a.C. resero ricercati tali luoghi, tanto che in breve tempo divennero i più lussuosi e celebri del mondo romano, inducendo senatori e ricchi cavalieri a collocare qui le loro dimore. Tra queste certamente la villa del Pausilypon (dal greco, “tregua dagli affanni”) è quella di cui restano le più significative testimonianze. Il complesso rappresenta uno dei primi esempi di villa costruita adeguando l’architettura alla natura dei luoghi comprendendo, oltre alla parte abitativa, impianti termali, giardini, quartieri per gli addetti ai servizi, aree per gli spettacoli, e verso il mare le strutture portuali con gli edifici connessi e il complesso sistema di peschiere ancora ben conservato. Alla morte di Vedio Pollione il Pausilypon entrò come detto a far parte del demanio imperiale; il primitivo nucleo fu ampliato e adeguato alle nuove funzioni di residenza imperiale.

Oggi il Parco Archeologico del Pausilypon ed il Parco Sommerso di Gaiola, recuperati e resi fruibili, anche grazie alla collaborazione del Centro studi Interdisciplinari gaiola onlus, rappresentano un  comprensorio turistico-culturale di enorme rilevanza per la Città di Napoli.

Fonte: Università L’Orientale di Napoli / Parco Archeologico del Pausilypon

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